mercoledì 2 maggio 2007

Un bel niente (2)

C’ho sonno e una certa agitazione mi gira nella panza.
Non so come sporcare questo foglio e infatti lo lascerò mezzo pulito.
Questa è una comunicazione di servizio.
Domanda numero uno (rivolta o al direttore o a frixisissimo):
- ma perché l’Utente se vuole commentare con “altro” non ne ha facoltà?
Domanda numero due
Voi scrivete direttamente sul blog o prima in word (io in word- questo è un sondaggio)
Domanda numero tre a ascelta tra
1)“che ce ll'hai na cartina???”
2)"che ce ll' hai na sigaretta?"
3)"Che ce ll hai un euro che m hanno rubato er portafoglio?"

Volevo solo cambiare faccia al mio blog.
Non esitate a commentare per qualsiasi chiarimento in merito.
Cordialità

mercoledì 18 aprile 2007

FAI UNA DONAZIONE

Allora.
Dunque.
Dunque, ecco, insomma, vedi, appunto ehh… diciamo, si ecco, insomma.
Mi chiedevo.
Una seduta da un’osteopata, che fa rima con omeopata, può arrivare a costare “solo” 85 euro a botta?
E può un osteopatia che costa 85 euro a botta dirti con leggerezza “torna martedì” quando è soltanto venerdì?
Puo un osteopatia che costa appena 85 euro a botta e che ti appena detto che devi tornare martedì quando è soltanto venerdi dirsi cattolico e professare l”amore verso il prossimo”?
No, non puo.
Ancor di più se a quel martedì seguirà un ciclo di trattamenti regolari, almeno due a settimana finche la situazione non si sarà stabilizzata.
Diventerò poverissima.
Chiedo la vostra pietà.
In fondo troverete il mio numero di conto corrente per effettuare una donazione o erogazione liberale a mio nome.
Come casuale scrivete pure “ affinche la signorina Macia possa ancora assicurarsi con regolarità oltre ai trattamenti manuali del rachide anche una ceretta al mese per il resto dei suoi giorni, come è suo diritto”
I diritti sono importanti.
Grazie.
c/c 610 6100 MACIA CHINI

martedì 10 aprile 2007

GENTE ALTERNATIVA

Ho gia avuto gia modo di parlare (anche se poca roba… ma approfondiremo) della Gente Giusta e adesso tocca alla Gente Alternativa, alternativa anche a se stessa.
E’ un raccontino scritto un pò di tempo fa ma che vi ripropongo ora perché il filone che per il momento occupa la mia poco spaziosa testa è “Ideologie e stili di vita: influenze reciproche e nuovi percorsi di riflessione”
E’ un po’ lunghetto, l’ho già scremato e non so se proporvelo in più puntate o darvelo in una botta sola, bo...
In ogni caso, dato che ho fatto dei tagli importanti, vi necessitano delle coordinate per orientarvi.
Solo qualche inquadramento teorico:
Teresa è la pseudo me stessa che vive a milano (la voce narrante)
Eva, l’amica che mi ospita, ma in realtà è la pseduo me stessa che vive in una famiglia di alternativi a qualsiasi alternativa.
Gli altri personaggi sono tutti esistenti, ma non posso dirvi chi sono.
Ed ecco a voi: “L’alternativo alternato”

“Nooo, ma che fai…ma sei folle?” con uno sguardo scelto con cura all’interno della categoria “delusione: l’umanità non ha ancora capito che il mal di testa non va curato ma ascoltato perché sintomo di grandi disagi” si presenta a voi l’Alternativo (lo rincontreremo fra un po’)
Eva mi porta svelta a casa sua.
Mi si avvicina, quasi saltellando, sua mamma.
Mi abbraccia, mi bacia e mi ordina di darle del “tu”.
“Ma come è bello qui…” Ed è vero, è tutto bellissimo, l’aria calda ma non troppo, l’odore di basilico e rosmarino, un borghetto come sfondo…Uao.
Cammino accanto ad Eva che non sembra accorgersi del mio stupore/intorpidimento.
Un uomo dall’aspetto giovanile ma dall’età anagrafica sicuramente più antica dell’aspetto,si muove indifferente tra legna, macchinari strani e animali.
“E’ pronto, dai sedetevi, che vi stavamo aspettando già da mezz’ora”
Cerco una sedia, mi accovaccio e un certo disagio mi attanaglia la gola: 4 cani di ogni taglia sono sistemati sotto al tavolo a stretto contatto con le mie caviglie.
“Abbiamo fatto una bella parmigiana, con melanzane bio, le piadine messicane il tonno a carpaccio, e…..”
L’elenco è lungo e articolato e spesso riecheggia la parola “bio
Davanti a me si siede un ragazzo, credo sia un ragazzo, l’aria però non è propriamente da ragazzo; non mangia con la forchetta ma con uno strano attrezzo di legno, tiene le gambe incrociate sulla sedia e parla poco.
Accanto a lui il signore di prima dall’aspetto giovanile sembra interessato ad approfondire la natura degli ingredienti della parmigiana.
“Non mi sembra che siano bio”
“Ma si Enzo, ti ho detto che le ho comprate da salamita…”
Lui non si convince e con l’aria di chi la sa lunga allontana il piatto da se e lo sostituisce con uno pieno di carpaccio di tonno.
Il ragazzo seduto davanti a me (quello con le gambe incorciate) sembra gradire la scena e aggiunge:
“Le melanzane, anche se bio, sono sempre tossiche io non le mangio da 7 anni”
Non si smette mai di imparare….
“Allora Teresa, da dove vieni?”, mi chiede subito dopo
“Io sto a Milano, lavoro nell’ambiente pubblicitario”
Dico quanto sopra finendo di intossicarmi con l’ultimo morso di quella splendida parmigiana. Quando alzo lo sguardo per rispondere con il solito “Bhè, abbastanza, ma non è tutto rose e fiori” alla solita esclamazione “uao, bello lavorare in pubblicità..”, vedo che non è propriamente quella la reazione della platea.
Il ragazzo alternativo mi guarda pieno di compassione e scambiandosi uno sguardo di intesa con il signore giovanile mi sorride dispiaciuto.
“Sei venuta per riequilibrare le tue energie immagino…Milano ti uccide a poco a poco, tu a che livello sei??”
“Perché anche tu stai a Milano?” dico io.
“Io vivo per e con la natura, pensi che potrei vivere in mezzo all’accecante frenesia milanese?”
Non credo che abbia tutti i torti, però trattarmi come una malata terminale solo perché abito vicino al Po mi sembra un po’ eccessivo.
Eva mi guarda divertita.
“Scusa ma che ne sai di Milano se non ci sei mai stato?”
Non ci credo, sto per difendere Milano…..
“Io ho scelto di vivere nella campagna e di lavorare il meno possibile, curo la mia felicità, e qui non sono l’unico che ha preferito sacrificare il denaro alla felicità”
Non capisco dove vuole arrivare, prima mi scambia con una malata di chissà quale malattia incurabile dell’età post moderna e poi mi vuol far credere che lui ha scelto di non avere denaro perché felice di non averlo.
“Be qualcosa la dovrai pure mangiare…” cerco di argomentare io.
“In campagna non manca niente, c’è tutto quello di cui hai bisogno, mi dispiace dirtelo Teresa, ma si vede già dal colore della tua pelle che sei intossicata fino all’osso, te lo dico perché ti voglio aiutare, smettila di fare cose che non vuoi fare e la mattina ti vedrai piu bella allo specchio..”
La mia espressione è del tipo “l’avevo detto io che quel fondotinta dei cinesi mi faceva troppo pallida…” e infatti cosi rispondo:
“ma no che c’entra, quello è il fondotinta..l’ho comprato dai cinesi la scorsa settimana e quando te lo metti sembra perfetto, poi chissà perché, si ingiallisce ed effettivamente sa di ittero, ma non sono intossicata, te lo giuro…”
“Cosa mangi di solito?”
“Be ma che ne so, le solite cose, panini a pranzo…ma sono buonissimi, poi io non gli faccio mettere mai la maionese, lo so che queste cose fanno male. Certo, delle melanzane non sospettavo niente….ma adesso che lo so…”
Sembra ancora più preoccupato infatti:
“No poverina, davvero non hai idea di come ti stai distruggendo, ad esempio prendi medicine vero? Tipo…Antinfiammatori e cose del genere? Ricorda che i dolori vanno ascoltati non occultati”
“Be, raramente, una moment o un aulin, alternandoli, 1 volta ogni 15 giorni, tipo, non è tanto, la mia coinquilina esce la sera per comprarsi l’aulin, come io esco per comprarmi le sigarette, il nostro motto è : mai senza…”
Rido, mi sembra divertente….
Lui invece si alza dal tavolo, beve la sua tazza di orzo biologico si stende per terra guarda il cielo e fa versi strani, si sarà annoiato….
Ne approfitto per dileguarmi, inizio ad avere un leggero mal di testa…..Se non mi faccio notare forse potrei riuscire a stroncarlo subito con l’ultima moment che mi ritrovo nella borsetta.
Nel frattempo lui si è alzato e parla al cellulare….al cellulare???? Ma non lo sa che le radiazioni fanno male? Sarebbe bene informarlo del pericolo….Lo farò dopo, adesso il mio mal di testa sta diventando eccessivo, e io odio gli eccessi.
Cerco il bagno, ma ho paura che non ci sia, che per il bene della campagna si fa tutto all’aria aperta e cose del genere, in effetti non ho sentito neanche un rumore di sciacquoni da quando sono arrivata…Pazienza dovrò trovarmi un posticino appartato per drogarmi della mia ultima pasticca di nabuprofene (credo che sia questo…)
Con la scusa di fare un giretto per la campagna mi nascondo dietro un arancio dall’aria trascurata (insomma sta campagna la vogliamo curare o vogliamo sparare solo cazzate da mattina a sera…) e piena di sensi di colpa, mai avuti finora per questo genere di azioni, frugo nella borsa con impazienza come una vera tossica in preda a una crisi di astinenza…Ma….non può essere, non cè, non ce l ho…..Oddio, ma come posso sopravvivere, per chi non l’avesse capito, la coinquilina che va a comprarsi l’aulin la sera e la “me medesima”, che invece va a comprarsi le sigarette sono la stessa persona….Sono io….
Oddio si sta avvicinando quello li….ma che vuole….Ha in mano qualcosa…Si, sembra un blister, è un blister…Oh mio Dio grazie…
“forse è tuo, qui di sicuro non c’è nessuno che prende questa robaccia, tieni… E adesso BUTTALA!!!!, Dai che aspetti, forza liberati da questi surrogati di scienza….Liberati”
Afferro il mio blister, e come un tossico sfacciato si fa di fronte alla polizia io decido di nabuprofenizzarmi di fronte a lui…
Ma è scontro….Alla fine vince lui, e con la stessa espressione che vi ho descritto all’inizio della storia “delusione: l’umanità non ha ancora capito che il mal di testa non va curato ma ascoltato perché sintomo di grandi disagi” mi guarda vincitore, e con fare da missionario gira i tacchi sorridendo beato…
Un’altra creatura è salva”.

lunedì 26 marzo 2007

GENTE GIUSTA

L’altra sera mi è capitato (anzi ho fatto di tutto per farlo capitare, ahimè), di andare in uno di quei posti tanto in voga qui in città, per intenderci uno di quei posti dove incontri la “cente ciusta”(gente giusta), quelli che contano, quelli che fanno girare la moneta.
Per intenderci ancora ulteriormente, è uno di quei posti che non sai esattamente cosa ci vai a fare, se a bere, a chiacchierare, a fare l’aperitivo, a mangiare qualcosa, a cenare o a ballare o ancora un po di tutte queste cose insieme.
Conosci, dunque, solo il nome del posto, la via e l’orario in cui sarebbe bene presentarsi perché altrimenti…. (non si può più chiacchierare, fare l’aperitivo, mangiar,e cenare o tutte queste cose insieme, perché la gente è troppa e non ti fanno entrare).
Ci presentiamo li, io e un altro paio di persone, un altro altro paio di persone sono già dentro a fare qualcosa.
All’entrata rapisce la nostra attenzione un ragazzo di bella presenza, al quale invidio subito il volume dei suoi capelli…Sono fantasticamente cotonati e fonati, restano in aria nel modo giusto, ne troppo su ne troppo giu, non sono ne troppo lucidi ne troppo spenti, insomma un mix di accorgimenti che hanno reso la sua chioma come quelle delle parrucche in esposizione in quei negozi per l’appunto di parrucche, dove nessuno di noi è mai entrato, ma molti hanno sognato di farlo.
Lui ci guarda non con la stessa ammirazione.
“Avete il tavolo?”
“No” faccio secca io, ancora in preda al sogno di indossare la sua testa almeno per una notte.
“allora…..” dice lui e senza dolore inizia il duro esame.
Parte dai miei jeans poi sposta le sue ciglia folte e separate sulla gonna troppo corta della mia amica dopo ripassa scrupolosamente le sue pupille sul mio cappotto per poi finalmente posarsi sui gemelli del nostro uomo gancio ed è sulla cravatta firmata che il suo sguardo trova tutte le conferme delle quali era in cerca.
“Siete insieme?” dice all’uomo gancio, ignaro della sua funzione.
“Si, si si” starnazziamo noi.
Le porte ci si aprono ed eccoci nel gota della gente che conta.
Ci accoglie con affetto il sedere tarantolato di una finta trentenne (ne avrà avuto 40) che si dimena al tempo di “macho men”.
Il suo è un ballo tantrico, è evidente che la sua danza, come una “danza della pioggia” è propiziatrice, solo che la speranza, sta sera, è che possa piovere dal cielo non acqua ma qualcos’altro.
Ci avviciniamo al bancone, sperando di trovare conforto nel vecchio buon cocktail.
Parlottiamo tra noi, c’è la musica dal vivo.
Ordiniamo la prima cosa che ci viene in mente ma distratti dallo sforzo che facciamo per tentare di dialogare dimentichiamo quello che abbiamo ordinato.
Il cameriere ci guarda e dice qualcosa.
Bo, sembra una cifra, sembrano numeri.
Noi lo ignoriamo.
Lui continua a fare movimenti con la bocca sempre più chiari.
Si aiuta anche con le mani, fa con una mano un 5 con l’altra 1 = 6
“60 euro” (per3 cocktail)
Noi non parliamo più.
Nel frattempo il sedere tarantolato insieme alla sua faccia si avvicina al bancone correndo e gridando: “tony, mi fai tre wodka lemon?”
E se avessimo proprio ordinato quelli?
Tony ci guarda e noi guardiamo lui.
“tièni bella ce li ho già pronti….”
Meno male che insieme alla cente ciusta qualcuno sbagliato come noi si trova sempre.
Rimettiamo i nostri 20 euro nel portafoglio e andiamo a ballare.

venerdì 16 marzo 2007

Incendi

E occhi e singhiozzi e rossori notturni ingiustificati.
La sua bocca stenta a chiudersi e resta aperta come la saracinesca abbassata a metà di uno sporco negozio che spera di vendere ancora qualche birra al passante non del tutto sazio dall’alcol.
Lorena le fa ancora qualche domanda.
Anna pensa di risponderle, ma non lo fa.
Anna pensa di dirle la verità, ma non lo fa
E allora un’altra, l’ultima ennesima domanda.
E ancora la sue guance prendono fuoco, il colore è simile a quello del tramonto estivo che colora il loro cielo, lontano da li, nelle serate estive prima dell’ultimo bagno.
Lorena ha sete.
Qualcuno attorno ride di una battuta stupida.
Anna si unisce a loro, spegnendo in fretta quell’incendio divampato sul suo volto.
Lorena la segue.
Ridono.
Lorena ride perché ha visto quello che cercava da tempo e il suo sorriso è amaro come il culo di un cetriolo invecchiato.
Anna ride perché pensa di aver spento l’incendio in tempo, salvandosi la pelle, e il suo è un sorriso di quelli che ti si stampano in faccia dopo uno scampatopericolo.
Possono fare ancora finta di niente e lo fanno.
Lorena si gode questi momenti di consapevolezza solitaria.
Mangiano una pizza e dei supplì e devono una birra peroni da 66.
Lorena la guarda con dolcezza adesso, sa che sarà una delle ultime volte.
Anna le dice “ quando pensi di tornare?”
Lorena pensa di risponderle “quando avrò incendiato la mia vita” .
Le risponde invece “Fra meno di un mese, voglio venire a trovare Leo”.
Un’ altra persona a 500 km a nord da li adesso con un sorriso soddisfatto e orgoglioso mette in forno le lasagne che mangerà insieme a Lorena.
Prende il giubbotto Prada e scappa all’aeroporto, sperando che le lasgne in forno non si secchino.
Non so che insieme a lei arriverà una tempesta non annunciata.
Buon compleanno Lorena