"scusi il 53... lato finestrino, non vorrei dire ma è il mio posto..."
Cosa succede a questo punto? Succede che tolgo le cuffiette dalle orecchie sperando di aver sentito male, smetto di cantare e presa da un fastidioso sconcerto, chiedo con la poca educazione che mi resta:
"Prego?.."
"dicevo che il 53 lato finestrino è mio, guardi qui..." lo dice mostrandoti il pezzo di carta con il numero ben impresso nero su bianco.
A questo punto, con il muso contorto dal fastiodo, mi giro a destra, poi a sinistra, mi sporgo prima avanti e poi indietro... è tutto come avevo lasciato mezz'ora fa: nel vagone non c'è nessuno, ma proprio nessuno, ci siamo solo io e te, caro signore dalla forfora fluente.
Ma allora, perchè caro signore puzzone viene a disturbare la mia perfomance canora, a violentare i miei futili pensieri da finestrino, a inibire le mi posizioni sportive?
Perchè signore non scende alla prima stazione utile e corre a comprarsi un bel deodorante "24 ore di durata"?
Caro Signore, perchè non si va a cercare una moglie giudiziosa che le stiri le camice e che si preoccupi di comprarle lo shampo antiforfora nel supermercato vicino casa?
Caro signore potrebbe fare davvero tantissime cose interessanti, a lei molto più utili, invece di romprere le palle a me, con il suo biglietto in mano che fa pendolare davanti al mio naso come fossero un paio di manette pronte a bloccare i miei polsi per portarmi dietro le sbarre a scontare la mia disubbidienza.
Io caro signore la odio.
Odio la gente come lei, se potessi vi legherei a vostri posti assegnati con le catene, non vi farei mai più alzare.
Caro signore, ti farei stare per sempre seduto al tuo posto 53 lato finestrino a morire lentamente di piaghe di decupito.
Odio la gente rigida, rigida come i pali della luce, che si attiene alle regole senza chiedersi chi e perchè fa le regole e a chi servono le regole ecc....
"Certo signore le lascio subito il posto...Ahh però se sente che è un pò bagnaticcio, non si preoccupi, è solo qualche goccia di pipì, sa il bagno è rotto...Comunque prego, il tempo di raccogliere le mie cose..."
venerdì 29 ottobre 2010
venerdì 1 ottobre 2010
Sgrassatore universale
Oggi ho letto su YAHOO che dentro la testiera del pc si annidano dei batteri pericolosissimi per la salute umana, più della tazza del gabinetto e dello spazzolino che utilizziamo per pulirla.
Questa cosa è riuscita a farmi schifo, a me, che di solito non mi fa schifo quasi niente e allora ho preso lo sgrassatore universale e l ho spruzzato dentro la testiera, davanti agli sguardi increduli dei miei colleghi.
Per 5 minuti la testiera non ha più funzionato poi ha ricominciato a funzionare a singhiozzo e ora va che è una meraviglia.
Tutto questo meta-racconto è per introdurvi il vero argomento della mia postata.
Lo sgrassatore universale.
Già il nome mi sembra un pò presuntuoso, mi ricorda i titoli che ci si dava da bambini, tipo: "io sono campionessa mondiale di nascondino" oppure "sono campionessa universale di pallavolo" ecc...
Universale perchè? Perchè è campione universale di sgrassamento? perchè sgrassa tutto, ma proprio tutto ciò che esiste nell'universo?
Comunque, fatto sta, che la sua puzza mi ricorda uno dei momenti più bui della mia corriera, quando per racimolare qualche carta da cinquanta mila lire, tutti i venerdì pomeriggi alle 4 mi chiudevo (insieme a un' altra amica di stracci e canovacci)tra le mura di una pizzeria in compagnia di maniaci travestiti da camerieri e cafoni travestiti da proprietari.
Alle 4, prima che gli astanti ingrassassero i portafogli dei cafoni-propietari, iniziavano le assegnazioni dei lavori che si dividevano tra piano di sopra e piano di sotto. Al piano di sotto c'erano i temutissimi cessi e al piano di sopra l'altrettanto temutissima sistemazione della sala.
Il primo giorno di lavoro uno dei capi camerieri (maniaco di professione) mi accompagnò sotto e li mi spiegò, con dovizia di particolari, come si lava un cesso, sottolineando, con un sorriso sporco come il cesso che mi stava davanti e che non dimenticherò mai più, che il cesso va lavato sopratutto dentro e non soltanto "de fora".
Dopo quel primo giorno, al secondo giorno lo stesso cameriere dal sorriso sporco, mentre mi indaffaravo a lustrare i pavimenti mi disse "la prova l hai passata, dalla prossima settimana puoi venì ogni venerdi e sabato, brava".
Lo disse come se mi stesse proclamando dottoressa in cessologia, con la stessa serietà di una commissione di laurea, come se la scelta era stata oggetto di chissà che ardite discussioni sull'effettivo merito del titolo.
Da quel giorno però capiì che per starci il più lontano possibile l'unica cosa era immolarmi alla pulitura dei bagni, dove peraltro avevo imparato a starci più del tempo necessario, potendo nel frattempo cantare, ballare e pensare senza essere disturbata da nessuno.
Però tutto questo era da fare tra una spruzzata di sgrassatore universale euna passata di pezza gialla e quel suo orripilante puzzo mi si è stampato nelle narci e nelle celle della memoria e ogni qualvola ne sento l'odore vado con la mente ai cessi della pizzeria e al maniaco cameriere.
Perciò ora esco e mi prendo una boccata d'aria perchè se continuo a scrivere questa tastiera che puzza di sgrassatore universale vomito all'istante.
Questa cosa è riuscita a farmi schifo, a me, che di solito non mi fa schifo quasi niente e allora ho preso lo sgrassatore universale e l ho spruzzato dentro la testiera, davanti agli sguardi increduli dei miei colleghi.
Per 5 minuti la testiera non ha più funzionato poi ha ricominciato a funzionare a singhiozzo e ora va che è una meraviglia.
Tutto questo meta-racconto è per introdurvi il vero argomento della mia postata.
Lo sgrassatore universale.
Già il nome mi sembra un pò presuntuoso, mi ricorda i titoli che ci si dava da bambini, tipo: "io sono campionessa mondiale di nascondino" oppure "sono campionessa universale di pallavolo" ecc...
Universale perchè? Perchè è campione universale di sgrassamento? perchè sgrassa tutto, ma proprio tutto ciò che esiste nell'universo?
Comunque, fatto sta, che la sua puzza mi ricorda uno dei momenti più bui della mia corriera, quando per racimolare qualche carta da cinquanta mila lire, tutti i venerdì pomeriggi alle 4 mi chiudevo (insieme a un' altra amica di stracci e canovacci)tra le mura di una pizzeria in compagnia di maniaci travestiti da camerieri e cafoni travestiti da proprietari.
Alle 4, prima che gli astanti ingrassassero i portafogli dei cafoni-propietari, iniziavano le assegnazioni dei lavori che si dividevano tra piano di sopra e piano di sotto. Al piano di sotto c'erano i temutissimi cessi e al piano di sopra l'altrettanto temutissima sistemazione della sala.
Il primo giorno di lavoro uno dei capi camerieri (maniaco di professione) mi accompagnò sotto e li mi spiegò, con dovizia di particolari, come si lava un cesso, sottolineando, con un sorriso sporco come il cesso che mi stava davanti e che non dimenticherò mai più, che il cesso va lavato sopratutto dentro e non soltanto "de fora".
Dopo quel primo giorno, al secondo giorno lo stesso cameriere dal sorriso sporco, mentre mi indaffaravo a lustrare i pavimenti mi disse "la prova l hai passata, dalla prossima settimana puoi venì ogni venerdi e sabato, brava".
Lo disse come se mi stesse proclamando dottoressa in cessologia, con la stessa serietà di una commissione di laurea, come se la scelta era stata oggetto di chissà che ardite discussioni sull'effettivo merito del titolo.
Da quel giorno però capiì che per starci il più lontano possibile l'unica cosa era immolarmi alla pulitura dei bagni, dove peraltro avevo imparato a starci più del tempo necessario, potendo nel frattempo cantare, ballare e pensare senza essere disturbata da nessuno.
Però tutto questo era da fare tra una spruzzata di sgrassatore universale euna passata di pezza gialla e quel suo orripilante puzzo mi si è stampato nelle narci e nelle celle della memoria e ogni qualvola ne sento l'odore vado con la mente ai cessi della pizzeria e al maniaco cameriere.
Perciò ora esco e mi prendo una boccata d'aria perchè se continuo a scrivere questa tastiera che puzza di sgrassatore universale vomito all'istante.
venerdì 2 luglio 2010
Lustri
Di nuovo luglio, di nuovo insofferenza, si ripete tutto ugualissimo, di anno in anno.
Se dovessi morire fra 40 anni continuando a fare la vita di oggi, potrei benissimo fermarmi qui, almeno la mia foto sulla tomba potrebbe sfoggiare ancora un bel sorriso a 32 denti tutti di mia proprietà e gli amici mi ricorderebbero con appellativi lusinghieri (anche solo per il fatto di essere venuta a mancare troppo giovane o comunque prima di aver fatto tutte quelle cose per cui, dicono, vale la pena arrivare a 80 anni: matrimonio, figli prima e nipoti dopo, cane, casa,pensione ecc...)
La noia è una brutta bestia sporca, si accuccia negli angoli più nascosti e non si muove da lì fino a che, qualcosa o qualcuno, non gli danno una bella pedata.
Almeno vivessi in un posto di mare tutto questo sarebbe piu sopportabile, il mare disinfetta e guarisce, lo so bene io.
Il lavoro... Tanto tempo a inseguire la stabilità e poi quando ce l'hai non sai come sbarazzartene. L'ufficio,la tua scrivania piena di briciole, i colleghi che invecchiano insieme come in una fiction, il panorama che, con il passare del tempo, si imbruttisce insieme a te, ecc...
In effetti se ci pensate, prima del lavoro, i tempi di permanenza nello stesso status e nello stesso luogo erano canonicamente, al massimo, di 5 anni:
elementari: 5 anni
medie: 3 anni
superiore: 5 anni
università: 4/5 anni
Quindi deduco che 5 anni, un lustro, sono un pò la misura massima della stazionarità, dell'immobilità, dopo 5 anni la mente fisiologicamente si affaccia verso qualcosa di nuovo e se non lo trova si affranta.
A maggio ho fatto 5 anni a Milano, 5 anni nello stesso posto di lavoro, 5 anni nella stessa zona. Esigo una novità, una piccola novità.
Per intanto ho obbligato l'ufficio a un minitrasloco interno, così, tanto per ingannare la mia mente sulla potenziale novità, chissà che non ci caschi...
Ahh l'uomo sapiens che bestia arcaica.
Se dovessi morire fra 40 anni continuando a fare la vita di oggi, potrei benissimo fermarmi qui, almeno la mia foto sulla tomba potrebbe sfoggiare ancora un bel sorriso a 32 denti tutti di mia proprietà e gli amici mi ricorderebbero con appellativi lusinghieri (anche solo per il fatto di essere venuta a mancare troppo giovane o comunque prima di aver fatto tutte quelle cose per cui, dicono, vale la pena arrivare a 80 anni: matrimonio, figli prima e nipoti dopo, cane, casa,pensione ecc...)
La noia è una brutta bestia sporca, si accuccia negli angoli più nascosti e non si muove da lì fino a che, qualcosa o qualcuno, non gli danno una bella pedata.
Almeno vivessi in un posto di mare tutto questo sarebbe piu sopportabile, il mare disinfetta e guarisce, lo so bene io.
Il lavoro... Tanto tempo a inseguire la stabilità e poi quando ce l'hai non sai come sbarazzartene. L'ufficio,la tua scrivania piena di briciole, i colleghi che invecchiano insieme come in una fiction, il panorama che, con il passare del tempo, si imbruttisce insieme a te, ecc...
In effetti se ci pensate, prima del lavoro, i tempi di permanenza nello stesso status e nello stesso luogo erano canonicamente, al massimo, di 5 anni:
elementari: 5 anni
medie: 3 anni
superiore: 5 anni
università: 4/5 anni
Quindi deduco che 5 anni, un lustro, sono un pò la misura massima della stazionarità, dell'immobilità, dopo 5 anni la mente fisiologicamente si affaccia verso qualcosa di nuovo e se non lo trova si affranta.
A maggio ho fatto 5 anni a Milano, 5 anni nello stesso posto di lavoro, 5 anni nella stessa zona. Esigo una novità, una piccola novità.
Per intanto ho obbligato l'ufficio a un minitrasloco interno, così, tanto per ingannare la mia mente sulla potenziale novità, chissà che non ci caschi...
Ahh l'uomo sapiens che bestia arcaica.
sabato 12 giugno 2010
musi (2)
Dopo gli anni della scuola, Lucia era scomparsa dalla vita di emma senza far rumore, cosi come era entrata, per poi riproporsi, come la peperonata, dieci anni dopo nell'ambito del lavoro.
C'è da dire che Emma non aveva vissuto molto bene il passaggio dalla vita di studentessa (universita, master, stage, ecc..)a quello più artificiale del "posto di lavoro".
Da piccola la inebriava l'infinità possibilità di scelta di cosa poteva diventare da grande e alla classica domanda posta distrattamente dagli adulti, lei rispondeva seria, impostando una voce da futura donna determinata e sicura
"Pecciò, se non faccio la veterinaria forse faccio la ballerina dei teatri di danza contemporanea o la giornalista o la maestra dei delfini all'acquario di Torino (pensando che genova e torino fossero la stessa cosa) ma potrei pure prendere in consderazione...ecc....".
Emma veniva interrota, di solito, a un terzo della sua relazione sul "cosa vuoi fare da grande" perchè l'adulto di turno, abituato a due generi di risposte
"il calciatore, il pompiere, l astronauta" per i maschi
"la ballerina, la maestra e la mamma" per le femmine
perdeva la bussola davanti a tante alternative, pertanto abbandonava il campo con un: " diventerai una bravissima ballerina, stai tranquilla, ora vado ad aiutare mamma, tieni, gioca con la barbie, falle fare una bella piroette..."
Emma offesa da tanta superficilità se ne andava in camera sua riflettendo su cosa c'era di sbagliato nella sua esposizione, forse la durata? Forse doveva essere più accattivante nella descrizione dei possibili mestieri??
Ok, questo per dire, che di certo tra i sogni di bambina non rientrava quello dell'assistente del notaio, cosa che invece era riuscita a diventare grazie a un destino sarcastico.
E li, nello studio del notaio Ferrari, Emma aveva incontrato nuovamente Lucia.
Lucia era l'esatto opposto di emma, se fossero state due figure geometriche sarebbero state un triangolo e una sfera, gli opposti piu opposti che esistono al mondo.
Lucia riusciva ad augurare "salute!!" ininterrottamente a tutti quelli che nello studio starnutivano, immaginatevi durante il periodo dell'influenza stagionale.
Ilsuo "salute!!" era accompagnato da un entusiasmo che non si spegneva da uno starnuto all'altro, anzi sembrava accenderesi di nuova vitalità
Il suo "Buongiorno!!" "buona settimana" "buon lunedi" "buone feste" erano la colonna sonora portante dello studio, ma da meta novembre fino a quasi meta febbraio era il "buon anno!!" a farla da padrone...
continua...
C'è da dire che Emma non aveva vissuto molto bene il passaggio dalla vita di studentessa (universita, master, stage, ecc..)a quello più artificiale del "posto di lavoro".
Da piccola la inebriava l'infinità possibilità di scelta di cosa poteva diventare da grande e alla classica domanda posta distrattamente dagli adulti, lei rispondeva seria, impostando una voce da futura donna determinata e sicura
"Pecciò, se non faccio la veterinaria forse faccio la ballerina dei teatri di danza contemporanea o la giornalista o la maestra dei delfini all'acquario di Torino (pensando che genova e torino fossero la stessa cosa) ma potrei pure prendere in consderazione...ecc....".
Emma veniva interrota, di solito, a un terzo della sua relazione sul "cosa vuoi fare da grande" perchè l'adulto di turno, abituato a due generi di risposte
"il calciatore, il pompiere, l astronauta" per i maschi
"la ballerina, la maestra e la mamma" per le femmine
perdeva la bussola davanti a tante alternative, pertanto abbandonava il campo con un: " diventerai una bravissima ballerina, stai tranquilla, ora vado ad aiutare mamma, tieni, gioca con la barbie, falle fare una bella piroette..."
Emma offesa da tanta superficilità se ne andava in camera sua riflettendo su cosa c'era di sbagliato nella sua esposizione, forse la durata? Forse doveva essere più accattivante nella descrizione dei possibili mestieri??
Ok, questo per dire, che di certo tra i sogni di bambina non rientrava quello dell'assistente del notaio, cosa che invece era riuscita a diventare grazie a un destino sarcastico.
E li, nello studio del notaio Ferrari, Emma aveva incontrato nuovamente Lucia.
Lucia era l'esatto opposto di emma, se fossero state due figure geometriche sarebbero state un triangolo e una sfera, gli opposti piu opposti che esistono al mondo.
Lucia riusciva ad augurare "salute!!" ininterrottamente a tutti quelli che nello studio starnutivano, immaginatevi durante il periodo dell'influenza stagionale.
Ilsuo "salute!!" era accompagnato da un entusiasmo che non si spegneva da uno starnuto all'altro, anzi sembrava accenderesi di nuova vitalità
Il suo "Buongiorno!!" "buona settimana" "buon lunedi" "buone feste" erano la colonna sonora portante dello studio, ma da meta novembre fino a quasi meta febbraio era il "buon anno!!" a farla da padrone...
continua...
lunedì 31 maggio 2010
musi
Lei proprio non la sopportava.
Stimava la sua stupida caparbietà a voler credere che il mondo è bello, colorato, pieno di animali da coccolare e di fidanzati a cui dare tanti bacini.
Emma la guardava attentamente, con avidità, voleva carpire il segreto dalla sua perfetta goffagine.
Durante la giornata assimilava talmente tante informazioni su di lei da ritrovarsi la sera a imitarla involontariamente, a provare soprattutto le posizioni che assumeva il suo muso, quella strana espressione con la lingua in mezzo ai denti, il labbro inferiore ritirato e quello superiore proteso in avanti, l'espressione che Emma chiamava della "lampadina" perchè compariva un attimo prima che la sua bocca, come un vecchio 45 giri, sparasse la genialata della giornata:
"ragazzi ho avuto una bella idea..." ed eccola con il suo muso a lampadina a raccontare a tutti la sua idea, della quale ci saremmo sbarazzati in fretta cercando di non ferirla troppo.
Si erano conosciute a scuola, emma e lucia, ma a scuola non si erano mai avvicinate l'una all'altra, emma era cosciente che Lucia esisteva, come era cosciente che esisteva l'edicola all'angolo della scuola, era un dato di fatto.
continua....
Stimava la sua stupida caparbietà a voler credere che il mondo è bello, colorato, pieno di animali da coccolare e di fidanzati a cui dare tanti bacini.
Emma la guardava attentamente, con avidità, voleva carpire il segreto dalla sua perfetta goffagine.
Durante la giornata assimilava talmente tante informazioni su di lei da ritrovarsi la sera a imitarla involontariamente, a provare soprattutto le posizioni che assumeva il suo muso, quella strana espressione con la lingua in mezzo ai denti, il labbro inferiore ritirato e quello superiore proteso in avanti, l'espressione che Emma chiamava della "lampadina" perchè compariva un attimo prima che la sua bocca, come un vecchio 45 giri, sparasse la genialata della giornata:
"ragazzi ho avuto una bella idea..." ed eccola con il suo muso a lampadina a raccontare a tutti la sua idea, della quale ci saremmo sbarazzati in fretta cercando di non ferirla troppo.
Si erano conosciute a scuola, emma e lucia, ma a scuola non si erano mai avvicinate l'una all'altra, emma era cosciente che Lucia esisteva, come era cosciente che esisteva l'edicola all'angolo della scuola, era un dato di fatto.
continua....
Iscriviti a:
Post (Atom)