martedì 15 maggio 2012
Words
Ragionavo ieri, davanti alla trasmassione di Fazio e Saviano, che oramai la maggior parte delle persone che mi "piacciono" o con cui "collaboro" o con cui "parlo e basta" sono nate tutte dall'80 in su.
Dopo ho pensato che, biologicamente, un ragazzo che oggi ha 20 anni, potrebbe essere mio figlio e che questo potrebbe essere padre e che quindi io, oggi, potrei essere gia nonna.
Nonna Macia.
Tempo perduto tempo.
Dopo, anch'io, ho pensato alle "parole", adoro e odio le parole, ci sto attenta alle parole, mi incazzo davanti alle parole e a volte mi commuovo, anche.
A questo punto, mi è venuto in mente, che sono davvero tante le parole che evito di calpestare, come le buche su una strada nazionale statale.
Ad esempio:
wedding color (appresa oggi, Milano)
brunch(appresa 6 anni fa, Milano)
il tema (usato come "problema", appresa 1 anno fa, Milano)
i miei desiderata (al posto delle "mie aspettative" appresa a Stromboli 6 anni fa, in una discussione tra due milanesi)
bollicine (usata al posto di prosecco, champagne, ecc... appresa circa 4 anni fa, Brescia - bordo piscina)
benza (al posto di benzina, da sempre)
Asap (Acronomimo di As Soon As Possible - sulla mia scrivania, Milano)
abbonamento annuale (7 anni fa, palestra Milano)
Terrazza (al posto di minuscolo balcone, 5 anni fa, milano)
Metri calpestabili (presso Tecnocasa, Milano-Roma)
Delle due, una (dal mio collega, Milano)
Ferma i buoi (la mia collega, Voghera)
yesman (Dal mio capo, Milano)
Peanuts - letto Pinaz (Per indicare cosa da poco, dal mio capo, Milano)
no buono (da mio capo, Milano)
pajard (al posto di petto di pollo, bar sotto al mio ufficio, Milano)
vado ad allenarmi (al posto di "vado in palestra", Milano)
Sono solo alcune, ma tutte accumunate dalla parola Milano.
A Milano sembra che si vergognino di parlare italiano, che si vergognino della verità, infatti proprio non ce la fanno a chiamare le cose con il proprio nome, è più forte di loro. Figa!
Cordialmente,
macia
venerdì 6 aprile 2012
Macchie nere
Vogliate perdonare la mia innata incapacità informatica, continuo a ripubblicare post vecchi a causa di un non chiaro problema tecnico che prima o poi scoprirò.
Detto ciò, oggi mi preme raccontarvi un fatto triste, antropologicamente triste, triste e vecchio, triste, vecchio e prevedibile.
Faccio una parentesi sulla tristezza.
Spesso mi ritrovo accompagnata da (più o meno) amici con i quali mi capita di parlare di libri, film, musica,cibo, smalti, ecc...
Rispetto ai primi tre argomenti, però, vengo frequentemente accusata di avere dei gusti votati alla tristezza, infatti, la frase che spesso fa eco alle mie recensioni è:
"Ma dai... E' tristissimo! Finisce malissimo... Poi ti ammazzi"
Io non ho mai creduto all'equivalenza
triste=brutto/da evitare
allegro= bello
Insomma a me i libri, i film che finiscono male, le storie disperate che mi trascinano lentamente verso un'emozione vera, vissuta chissà quando, come un odore, un "ciauro" che imporovvisamente ti rapisce sbattendoti in un tempo lontano... Ecco questo mi fa divertire, mi fa godere della storia.
La verità delle emozioni mi fa divertire (tristi o allegre che siano)
Ritorniamo a noi, oggi rischio di perdermi, qui come altrove.
Ve la faccio breve:
Eravamo a Roma, io e il mio capo volontario, in fila ai taxi, davanti alla stazione.
Clima piacevole, tanti turisti, tanti mendicanti, tanti "per lavoro".
La fila scorre lenta perchè i turisti confusi si guardano intorno disperati, si chiedono cosa devono fare davanti a quella mandria inferocita di taxi, aspettare che qualcuno li punti, li scelga, o buttarsi in mezzo acchiappando il primo autista compiacente? In questo balletto di sguardi si è consumata l'ennesima tragedia culturale.
Due umonini di colore, distinti, con dei pacchi pesanti sulle spalle, scelgono la via dell'interventismo... Si buttano in mezzo alla madria, assordati dai vari:
"aòòò do ndevi annà??"
"dije a giapponesina che viè co me"
"A bella... Famose sta gita"
Li vedo agitarsi, correre da uno sportello all'altro, prima con calma, con cautela, come due che stanno ancora studiando le regole del nuovo gioco, dopo, sempre più nervosi, come chi ha riconosciuto le regole di un gioco vecchio, stanco, ambientato sta volta nella civile Italia.
Nessuno li caricava, sono rimasti al centro della radura, due macchie nere in mezzo al bianco delle carrozzerie.
Si agitavano, in un crescendo di movimenti e voci e vergona (la mia).
Questa si che è un storia triste che mi piacerebbe non vedere più, ne sentire, nè raccontare.
Buona Pasquetta
Detto ciò, oggi mi preme raccontarvi un fatto triste, antropologicamente triste, triste e vecchio, triste, vecchio e prevedibile.
Faccio una parentesi sulla tristezza.
Spesso mi ritrovo accompagnata da (più o meno) amici con i quali mi capita di parlare di libri, film, musica,cibo, smalti, ecc...
Rispetto ai primi tre argomenti, però, vengo frequentemente accusata di avere dei gusti votati alla tristezza, infatti, la frase che spesso fa eco alle mie recensioni è:
"Ma dai... E' tristissimo! Finisce malissimo... Poi ti ammazzi"
Io non ho mai creduto all'equivalenza
triste=brutto/da evitare
allegro= bello
Insomma a me i libri, i film che finiscono male, le storie disperate che mi trascinano lentamente verso un'emozione vera, vissuta chissà quando, come un odore, un "ciauro" che imporovvisamente ti rapisce sbattendoti in un tempo lontano... Ecco questo mi fa divertire, mi fa godere della storia.
La verità delle emozioni mi fa divertire (tristi o allegre che siano)
Ritorniamo a noi, oggi rischio di perdermi, qui come altrove.
Ve la faccio breve:
Eravamo a Roma, io e il mio capo volontario, in fila ai taxi, davanti alla stazione.
Clima piacevole, tanti turisti, tanti mendicanti, tanti "per lavoro".
La fila scorre lenta perchè i turisti confusi si guardano intorno disperati, si chiedono cosa devono fare davanti a quella mandria inferocita di taxi, aspettare che qualcuno li punti, li scelga, o buttarsi in mezzo acchiappando il primo autista compiacente? In questo balletto di sguardi si è consumata l'ennesima tragedia culturale.
Due umonini di colore, distinti, con dei pacchi pesanti sulle spalle, scelgono la via dell'interventismo... Si buttano in mezzo alla madria, assordati dai vari:
"aòòò do ndevi annà??"
"dije a giapponesina che viè co me"
"A bella... Famose sta gita"
Li vedo agitarsi, correre da uno sportello all'altro, prima con calma, con cautela, come due che stanno ancora studiando le regole del nuovo gioco, dopo, sempre più nervosi, come chi ha riconosciuto le regole di un gioco vecchio, stanco, ambientato sta volta nella civile Italia.
Nessuno li caricava, sono rimasti al centro della radura, due macchie nere in mezzo al bianco delle carrozzerie.
Si agitavano, in un crescendo di movimenti e voci e vergona (la mia).
Questa si che è un storia triste che mi piacerebbe non vedere più, ne sentire, nè raccontare.
Buona Pasquetta
sabato 24 marzo 2012
Autocitazione - 1 maggio 2010
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4 commenti
C'è un moscone nero e cattivo che inaugura la primavera dentro casa mia.
Se una rondine non fa primavera, un moscone si.
E' da circa mezz'ora che sbatte la sua facia 3d sul vetro della finestra e diabolicamente continua a sbagliare, prendendo ogni volta una rincorsa più lunga e veloce.
Da quanti anni esistono i mosconi?
Non saranno coetanei dei dinosauri ma forse dei coccodrilli si e dopo tutti questi anni ancora si ostinano a non capire che non tutto quello che non si vede in realtà non c'è.
Sono forse gli esseri piu testardi della terra, pronti a sacrificare la propria vita pur di dimostrare che "se non vedo niente, niente ci puo essere".
Anchre se, pensandoci bene, non è poi molto distante da quello che facciamo noi esseri umani, ognuno ha la sua finestra dove quotidianamente, mensilmente o annualmente sbatte la propria testa, nulla da fare, l'esperienza non insegna quasi mai nulla.
La mia finestra chiusa, ad esempio, è lo sport.
Ogni anno mi iscrivo in palestra ma non ci vado, ma ogni volta che succede sono convinta che la finestra questa volta si aprirà e invece no... PEM PEPEPEM, anno dopo anno.
Per non parlare delle finestre sentimentali, ognuno di noi ne ha avuta una dove la testa sbatteva senza indugio, sempre piu forte, fino a che al posto del vetro a un certo un punto ci siamo trovati davanti a una bella parete di cemento, e allora la rincorsa rallentava, e si era pronti a fare marcia indietro, voltandasi ogni tanto per essere sicuri di non aver sbagliato a guardare.
Il moscono nel frattempo ansima a terra, credo sia pronto a morire per la sua causa.
Onore al moscone
4 commenti
C'è un moscone nero e cattivo che inaugura la primavera dentro casa mia.
Se una rondine non fa primavera, un moscone si.
E' da circa mezz'ora che sbatte la sua facia 3d sul vetro della finestra e diabolicamente continua a sbagliare, prendendo ogni volta una rincorsa più lunga e veloce.
Da quanti anni esistono i mosconi?
Non saranno coetanei dei dinosauri ma forse dei coccodrilli si e dopo tutti questi anni ancora si ostinano a non capire che non tutto quello che non si vede in realtà non c'è.
Sono forse gli esseri piu testardi della terra, pronti a sacrificare la propria vita pur di dimostrare che "se non vedo niente, niente ci puo essere".
Anchre se, pensandoci bene, non è poi molto distante da quello che facciamo noi esseri umani, ognuno ha la sua finestra dove quotidianamente, mensilmente o annualmente sbatte la propria testa, nulla da fare, l'esperienza non insegna quasi mai nulla.
La mia finestra chiusa, ad esempio, è lo sport.
Ogni anno mi iscrivo in palestra ma non ci vado, ma ogni volta che succede sono convinta che la finestra questa volta si aprirà e invece no... PEM PEPEPEM, anno dopo anno.
Per non parlare delle finestre sentimentali, ognuno di noi ne ha avuta una dove la testa sbatteva senza indugio, sempre piu forte, fino a che al posto del vetro a un certo un punto ci siamo trovati davanti a una bella parete di cemento, e allora la rincorsa rallentava, e si era pronti a fare marcia indietro, voltandasi ogni tanto per essere sicuri di non aver sbagliato a guardare.
Il moscono nel frattempo ansima a terra, credo sia pronto a morire per la sua causa.
Onore al moscone
mercoledì 11 gennaio 2012
Volo basso - commenti
Prendo spunto dal post del nostro direttore per discutere sul fenomeno "volo o non volo".
Aprirei la riflessione con una frase a me tanto cara "vola solo chi osa farlo" e Volo ha osato essere Fabio Volo, scommetendo sulla sua innata capacità di piacere, soprattutto alle donne.
A me fabio Volo piace, ma quando dico mi piace, non mi riferisco al "professionista", cioè non intendo lo scrittore, l'attore, il dj,intendo la persona, mi piacerebbe la sua compagnia in una forma qualunque, amico per mangiare la pizza o andare al cinema, amante per una sera, amante per più sere, cugino di terzo grado, cognato...
Ho anche letto i sui libri, ma perchè?
Si leggono come si mangia una kinder brioche a 12 anni, come si fuma la sigaretta dopo pranzo, senza impegno, quasi per caso, senza accorgertene.
Si fanno leggere perchè sono furbini, agli uomini tirano fuori il lato figo, di quando... " potevo scopare come un riccio... ah se non mi fossi sposato!!", alle donne invece il lato romantico/croce rossino... "con me ti saresti innamorato sicuramente, avrei saputo prenderti...".
Insomma il meccanismo è semplice e cascarci anche.
Sono molto d'accordo, però, nel non considerare cultura il mezzo ma il contenuto, non è cultura il libro, ma è cultura cosa ci sta dentro, come non è cultura il semplice fatto di andare al cinema ( a maggior ragione se poi vado a vedere il film di fabio volo) o di andare al teatro (se poi mi sollazzo guardando Brignano).
Leggere è spesso un passatempo come ce ne sono tanti ed equiparare la semplice azione ad un'azione culturale è ridicolo, come invece spesso accade.
Bisogna comunque non cadere nella tentazione di giudicare male chi:
ha in mano un libro di Fabio Volo, dichiara di guardare uomini e donne e la sera si addormenta davanti a master chef. Soprattutto se la stessa persona, il giorno prima, ha finito, piangendo, Anna Karenina, nel pomeriggio ha guardato "Blade Ranner" e la sera si è fatta cullare da "correva l'anno....1938".
Io sarei felice di dividere il mio tempo con qualcuno che abbia sul comodino Fabio Volo (in edizione conomica) insieme a Pavese, Calvino, Tolstoi, Baricco, Neruda, Vanity fair e Topolino e che, mentre guarda un posto al sole, beve nero d'avola aspettando Ballarò, sfogliando, di tanto in tanto un libro di fotografie di Man Ray.
Dimenticavo... Se questa persona ama con la stessa intensità Ivano Fossati e Raffaella Carrà, allora è l'uomo della mia vita, o più probabilmente il mio miglior amico gay.
Evviva la schizofrenia!
Aprirei la riflessione con una frase a me tanto cara "vola solo chi osa farlo" e Volo ha osato essere Fabio Volo, scommetendo sulla sua innata capacità di piacere, soprattutto alle donne.
A me fabio Volo piace, ma quando dico mi piace, non mi riferisco al "professionista", cioè non intendo lo scrittore, l'attore, il dj,intendo la persona, mi piacerebbe la sua compagnia in una forma qualunque, amico per mangiare la pizza o andare al cinema, amante per una sera, amante per più sere, cugino di terzo grado, cognato...
Ho anche letto i sui libri, ma perchè?
Si leggono come si mangia una kinder brioche a 12 anni, come si fuma la sigaretta dopo pranzo, senza impegno, quasi per caso, senza accorgertene.
Si fanno leggere perchè sono furbini, agli uomini tirano fuori il lato figo, di quando... " potevo scopare come un riccio... ah se non mi fossi sposato!!", alle donne invece il lato romantico/croce rossino... "con me ti saresti innamorato sicuramente, avrei saputo prenderti...".
Insomma il meccanismo è semplice e cascarci anche.
Sono molto d'accordo, però, nel non considerare cultura il mezzo ma il contenuto, non è cultura il libro, ma è cultura cosa ci sta dentro, come non è cultura il semplice fatto di andare al cinema ( a maggior ragione se poi vado a vedere il film di fabio volo) o di andare al teatro (se poi mi sollazzo guardando Brignano).
Leggere è spesso un passatempo come ce ne sono tanti ed equiparare la semplice azione ad un'azione culturale è ridicolo, come invece spesso accade.
Bisogna comunque non cadere nella tentazione di giudicare male chi:
ha in mano un libro di Fabio Volo, dichiara di guardare uomini e donne e la sera si addormenta davanti a master chef. Soprattutto se la stessa persona, il giorno prima, ha finito, piangendo, Anna Karenina, nel pomeriggio ha guardato "Blade Ranner" e la sera si è fatta cullare da "correva l'anno....1938".
Io sarei felice di dividere il mio tempo con qualcuno che abbia sul comodino Fabio Volo (in edizione conomica) insieme a Pavese, Calvino, Tolstoi, Baricco, Neruda, Vanity fair e Topolino e che, mentre guarda un posto al sole, beve nero d'avola aspettando Ballarò, sfogliando, di tanto in tanto un libro di fotografie di Man Ray.
Dimenticavo... Se questa persona ama con la stessa intensità Ivano Fossati e Raffaella Carrà, allora è l'uomo della mia vita, o più probabilmente il mio miglior amico gay.
Evviva la schizofrenia!
mercoledì 21 settembre 2011
Difese indifendibili
Sulla politica si dice tanto, si scrive tanto, si trasmette tanto, anche se, con il termine politica ormai ci si riferisce a tutto ciò che attiene a chi fa politica e non al significato di antica saggezza: "arte di ben governare".
Guardavo qualche giorno fa l'unico superstite della televisione non governativa, il buon caro Floris e ho avuto modo di fare l'ennesima riflessione sull'estrema difesa adoperata dai valvassori del padrone.
Non vi nascondo che spesso è un'imbarazzante tenerezza che guida le mie riflessioni, a volte mista anche ad ammirazione.
Ammiro e stimo il coraggio di sfidare la logica così spudaratamente, da bullo di periferia, di sputare in faccia alla dignità, di calpestare i piedi della verità.
Davvero, ci vuole tanto, troppo coraggio e anche molta fantasia.
Resto con il fiato sospeso quando sta per aprire bocca Belpietro, attendo con palpitante emozione e penso.... Come risponderà?
Me lo immagino prima della trasmissione ripassare la scaletta " allora, ripetiamo, posso usare 4 volte i magistrati, 3 volte i comunisti di nuova generazione, 2 volte distrarre l'attenzione dicendo che la clack è pagata dai rai tre e che vengono tutti da Kabul... e poi... mannaggia mi sfugge... ah si, la faziosità... Giusto.. Floris lei è un fazioso... ok ho tutto chiaro, poi se proprio non mi viene in mente niente devo gridare che il cameramen mi sta puntando la pistola e scappare... uff mi sento un pò stanco "
Povera patria, cantava il mio tanto caro Franco (Battiato)
Guardavo qualche giorno fa l'unico superstite della televisione non governativa, il buon caro Floris e ho avuto modo di fare l'ennesima riflessione sull'estrema difesa adoperata dai valvassori del padrone.
Non vi nascondo che spesso è un'imbarazzante tenerezza che guida le mie riflessioni, a volte mista anche ad ammirazione.
Ammiro e stimo il coraggio di sfidare la logica così spudaratamente, da bullo di periferia, di sputare in faccia alla dignità, di calpestare i piedi della verità.
Davvero, ci vuole tanto, troppo coraggio e anche molta fantasia.
Resto con il fiato sospeso quando sta per aprire bocca Belpietro, attendo con palpitante emozione e penso.... Come risponderà?
Me lo immagino prima della trasmissione ripassare la scaletta " allora, ripetiamo, posso usare 4 volte i magistrati, 3 volte i comunisti di nuova generazione, 2 volte distrarre l'attenzione dicendo che la clack è pagata dai rai tre e che vengono tutti da Kabul... e poi... mannaggia mi sfugge... ah si, la faziosità... Giusto.. Floris lei è un fazioso... ok ho tutto chiaro, poi se proprio non mi viene in mente niente devo gridare che il cameramen mi sta puntando la pistola e scappare... uff mi sento un pò stanco "
Povera patria, cantava il mio tanto caro Franco (Battiato)
venerdì 22 luglio 2011
Due ore di permesso
Stamattina ho fatto 5 telefonate e per ben quattro volte ho ascoltato delle segreterie telefoniche che beffardamente dichiaravano, senza alcuna vergonga, che l'ufficio in oggetto era chiuso.
Con molta probabilità era chiuso perchè i dipendenti, i quadri, i capi, i presidenti o chi per loro, avevano ben valutato che un venerdi di luglio, di tardo luglio, poteva anche essere sacrificato al dio dell'estate, senza che questo creasse delle alterazioni agli equilibri economici mondiali.
Allora io, capo vicario, ho ben pensato di prendere alla lettera l'esempio ed ho lanciato ai miei colleghi la proposta " due ore di permesso rendono la vita più dolce".
Come tutta risposta ho ottenuto:
1) non è per farti un dispetto, ma le cose da fare le ho, al massimo esco alle 5, ma non ho esigenze per uscire prima, quindi preferirei alle 6.
2) grazie, ma il primo treno ce l 'ho alle 17:50, per ciò esco alle 5 e mezza.
Ma io dico... Ma io penso... Ma io immagino... Ma io mi auguro...
Trattengo il resto dei miei commenti che potrebbero recare offesa alla pubblica morale e mi rinchiudo nella mia insofferenza estiva.
Ma è cosi terrona la mia proposta? ( da sottolineare che i suddetti uffici erano tutti attorno al Pò)
E' cosi poco professionale?
E' cosi poco eticamente corretta?
Ohhh povera me, non imparerò mai a correre nella giusta corsia.
Milano, sei come una donna per il suo uomo, incomprensibile.
Con molta probabilità era chiuso perchè i dipendenti, i quadri, i capi, i presidenti o chi per loro, avevano ben valutato che un venerdi di luglio, di tardo luglio, poteva anche essere sacrificato al dio dell'estate, senza che questo creasse delle alterazioni agli equilibri economici mondiali.
Allora io, capo vicario, ho ben pensato di prendere alla lettera l'esempio ed ho lanciato ai miei colleghi la proposta " due ore di permesso rendono la vita più dolce".
Come tutta risposta ho ottenuto:
1) non è per farti un dispetto, ma le cose da fare le ho, al massimo esco alle 5, ma non ho esigenze per uscire prima, quindi preferirei alle 6.
2) grazie, ma il primo treno ce l 'ho alle 17:50, per ciò esco alle 5 e mezza.
Ma io dico... Ma io penso... Ma io immagino... Ma io mi auguro...
Trattengo il resto dei miei commenti che potrebbero recare offesa alla pubblica morale e mi rinchiudo nella mia insofferenza estiva.
Ma è cosi terrona la mia proposta? ( da sottolineare che i suddetti uffici erano tutti attorno al Pò)
E' cosi poco professionale?
E' cosi poco eticamente corretta?
Ohhh povera me, non imparerò mai a correre nella giusta corsia.
Milano, sei come una donna per il suo uomo, incomprensibile.
mercoledì 20 luglio 2011
martedì 19 luglio 2011
Serpenti
Ho fatto un sogno.
Vestita di arancione, seduta al bar, mangio una granita alla fragola con panna quando ad un certo punto scopro di avere due serpenti che mi incatenano alla sedia.
Io cerco di liberarmi ma più mi agito più quelli serrano la morsa e non mi lasciano andare.
Spaventata urlo al barista di aiutarmi, ma lui non mi sente, lavora tanto e sembra non prestare attenzione al mondo.
Uno dei due serpenti chiede all'altro " A volte mi chiedo cosa stia aspettando" e l'altro risponde "che sia troppo tardi"
Vestita di arancione, seduta al bar, mangio una granita alla fragola con panna quando ad un certo punto scopro di avere due serpenti che mi incatenano alla sedia.
Io cerco di liberarmi ma più mi agito più quelli serrano la morsa e non mi lasciano andare.
Spaventata urlo al barista di aiutarmi, ma lui non mi sente, lavora tanto e sembra non prestare attenzione al mondo.
Uno dei due serpenti chiede all'altro " A volte mi chiedo cosa stia aspettando" e l'altro risponde "che sia troppo tardi"
domenica 8 maggio 2011
Pisa Pia
Anche a Milano è primavera.
Anche a Milano c'è fila alle gelaterie.
E anche a Milano c'è vento, come dice Giuliano, Giuliano Pisapia.
E ci risiamo e si riciccia, si vota e si rivota...A palazzo Marino c'è fermento.
In questi giorni mi sono immaginata spesso sindaco e senza sapere cosa faccia davvero un sindaco, cosa può fare, cosa gli è concesso e cosa no, insomma, senza sapere nè leggere nè scrivere, mi sono immaginata di fronte alla Scala a decidere la sorte dei miei migliori nemici, i milanesi.
Cosa farei? Tutto ciò che segue è frutto di importanti riflessioni delle quali vi metterò a parte solo l'avvincente esito.
1) Più edera per tutti
L'obbligo di piantare delle piante di edera rampicante per ogni piano di ogni palazzo della città.
L'edera deve essere annaffiata e curata affinche nel giro di tre anni tutte le strade della città siano circondate da pareti verdi, sul quale far riposare lo sguardo.
I funzionari giardinieri provvederanno a recapitare in ogni casa un sacchetto con i semi da piantare obbligatoriamente da gennaio a marzo.
Verranno dati degli incentivi ai palazzi che avranno le pareti d'edera più verdi e sviluppate. Gli incentivi consisteranno in biclette a disposizione del palazzo, una bicicletta per ogni dieci metri di edera.
2) Aiuole che diventano orti pubblici.
Consentire ai cittadini di coltivare le aiule pubbliche come orti.
Chiunque puo piantare piante commestibili, verdure, pomodori, alberi da frutto.
Il raccolto non sarà di proprietà di nessuno, chiunque ne può benificiare.
3)Marciapiedi restituiti ai piedi
Via le macchine dal marciapiede, pena il taglio delle gomme e la rottura coatta degli specchietti.
4) Contro l'evasione fiscale cittadina
Raccolta punti legata alla raccolta degli scontrini fiscali. Ogni 31 dicembre il cittadino milanese deve presentare al comune la sua raccolta di scontrini, per ogni 100 scontrini uno sconto del 10% per cento sugli abbonamenti atm (sconti cumulabili)
il concorso prevede un' estrazione finale: un autobus della linea 54 è il montepremi finale.
5) Piano casa
Gli affitti non devono superare al mese la media degli affitti euoropei (che non conosco ma che sicuramente è più bassa degli affiti di questa città).
L'affitto non deve tenere conto della zona ma solo della metratura della casa, della presenza o meno di scarafaggi, dello stato delle imposte.
l'affittante ha l'obbligo di denunciare quanto percepisce dall'affittuario, l'affittuario deve denunciare se l'affittante non lo fa. (non so ancora come rendere efficace questo controllo reciproco, ma il mio staff ci sta già lavorando).
Questa é solo una parte del mio programma, se vi interessa il seguito, seguitemi.
Giuliano, vale anche per te, se ti piace come la penso portami con te, sono pronta... Che la festa abbia inizio
Macia Pia
Anche a Milano c'è fila alle gelaterie.
E anche a Milano c'è vento, come dice Giuliano, Giuliano Pisapia.
E ci risiamo e si riciccia, si vota e si rivota...A palazzo Marino c'è fermento.
In questi giorni mi sono immaginata spesso sindaco e senza sapere cosa faccia davvero un sindaco, cosa può fare, cosa gli è concesso e cosa no, insomma, senza sapere nè leggere nè scrivere, mi sono immaginata di fronte alla Scala a decidere la sorte dei miei migliori nemici, i milanesi.
Cosa farei? Tutto ciò che segue è frutto di importanti riflessioni delle quali vi metterò a parte solo l'avvincente esito.
1) Più edera per tutti
L'obbligo di piantare delle piante di edera rampicante per ogni piano di ogni palazzo della città.
L'edera deve essere annaffiata e curata affinche nel giro di tre anni tutte le strade della città siano circondate da pareti verdi, sul quale far riposare lo sguardo.
I funzionari giardinieri provvederanno a recapitare in ogni casa un sacchetto con i semi da piantare obbligatoriamente da gennaio a marzo.
Verranno dati degli incentivi ai palazzi che avranno le pareti d'edera più verdi e sviluppate. Gli incentivi consisteranno in biclette a disposizione del palazzo, una bicicletta per ogni dieci metri di edera.
2) Aiuole che diventano orti pubblici.
Consentire ai cittadini di coltivare le aiule pubbliche come orti.
Chiunque puo piantare piante commestibili, verdure, pomodori, alberi da frutto.
Il raccolto non sarà di proprietà di nessuno, chiunque ne può benificiare.
3)Marciapiedi restituiti ai piedi
Via le macchine dal marciapiede, pena il taglio delle gomme e la rottura coatta degli specchietti.
4) Contro l'evasione fiscale cittadina
Raccolta punti legata alla raccolta degli scontrini fiscali. Ogni 31 dicembre il cittadino milanese deve presentare al comune la sua raccolta di scontrini, per ogni 100 scontrini uno sconto del 10% per cento sugli abbonamenti atm (sconti cumulabili)
il concorso prevede un' estrazione finale: un autobus della linea 54 è il montepremi finale.
5) Piano casa
Gli affitti non devono superare al mese la media degli affitti euoropei (che non conosco ma che sicuramente è più bassa degli affiti di questa città).
L'affitto non deve tenere conto della zona ma solo della metratura della casa, della presenza o meno di scarafaggi, dello stato delle imposte.
l'affittante ha l'obbligo di denunciare quanto percepisce dall'affittuario, l'affittuario deve denunciare se l'affittante non lo fa. (non so ancora come rendere efficace questo controllo reciproco, ma il mio staff ci sta già lavorando).
Questa é solo una parte del mio programma, se vi interessa il seguito, seguitemi.
Giuliano, vale anche per te, se ti piace come la penso portami con te, sono pronta... Che la festa abbia inizio
Macia Pia
venerdì 17 dicembre 2010
Ripasolinando
"Pagine corsare"
La poesia
Il Pci ai giovani!!, di Pier Paolo Pasolini
È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati...
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.
La poesia
Il Pci ai giovani!!, di Pier Paolo Pasolini
È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati...
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.
mercoledì 8 dicembre 2010
Tempo cattivo
Piove, piove, piove (governo bagnato)
Ogni tanto nevica, ma di più piove.
Stai a Milano, cosa ti aspettavi?
Di questi tempi, in qualsiasi situazione tu ti possa trovare, l'accenno al "cattivo tempo" o al "tempo di merda" (in base al consesso in cui ci si trova)sembra essere inevitabile e di solito serve da rompi ghiaccio, soprattutto nelle situazioni più formali.
Quindi, in qualche modo, questo cattivo tempo ha anche una sua funzione sociale, serve a dare facili argomentazioni per aprire discussioni e ammorbidire anche il più duro degli avversari, che non può nn cedere e darti ragione sulla natura straordinaria del cattivo tempo in cui viviamo.
A me, tra l'atro il clima interessa davvero, mi piace misurare le temperature calcolando le distanze da un luogo all'altro, mi interessa sapere se nevicherà e dove, mi emozionano le grandi manifestazioni di onnipotenza della natura ma anche sentire la sua pietà attraverso una bella giornata di sole, insomma sono una che aspetta le previsioni meteo in tv e che le ascolta in religioso silenzio, un pò come l'oroscopo.
Altra cosa e poi chiudo e vado a fare l'albero di natale, la memoria del tempo trascorso è spesso ingannevole, si tende a pensare che gli inverni trascorsi siano stati meno freddi di quelli in cui si vive.
Solito effetto fotoritocco del ricordo?
Buon concezione, immacolata.
Ogni tanto nevica, ma di più piove.
Stai a Milano, cosa ti aspettavi?
Di questi tempi, in qualsiasi situazione tu ti possa trovare, l'accenno al "cattivo tempo" o al "tempo di merda" (in base al consesso in cui ci si trova)sembra essere inevitabile e di solito serve da rompi ghiaccio, soprattutto nelle situazioni più formali.
Quindi, in qualche modo, questo cattivo tempo ha anche una sua funzione sociale, serve a dare facili argomentazioni per aprire discussioni e ammorbidire anche il più duro degli avversari, che non può nn cedere e darti ragione sulla natura straordinaria del cattivo tempo in cui viviamo.
A me, tra l'atro il clima interessa davvero, mi piace misurare le temperature calcolando le distanze da un luogo all'altro, mi interessa sapere se nevicherà e dove, mi emozionano le grandi manifestazioni di onnipotenza della natura ma anche sentire la sua pietà attraverso una bella giornata di sole, insomma sono una che aspetta le previsioni meteo in tv e che le ascolta in religioso silenzio, un pò come l'oroscopo.
Altra cosa e poi chiudo e vado a fare l'albero di natale, la memoria del tempo trascorso è spesso ingannevole, si tende a pensare che gli inverni trascorsi siano stati meno freddi di quelli in cui si vive.
Solito effetto fotoritocco del ricordo?
Buon concezione, immacolata.
mercoledì 1 dicembre 2010
Indeterminato
Cosa succederebbe se il tempo si fermasse e congelasse le tue emozioni per renderle indeterminate?
Ovvero, se si fermasse oggi, in questo preciso istante, congelerebbe la mia voglia di vellutata di pomodoro e la mia vita si trasformerebbe nella continua ricerca di pomodori freschi da frullare,andrei alla ricerca dei campi migliori, del clima migliore, del rosso più intenso.
Probabilmente me ne andrei a vivere a pachino, comprerei un furgoncino per organizzare il lavoro a cottimo dei miei raccoglitori di pachino, che non venderei a nessuno, ma che terrei tutti per me.
Personbalmente li selezionerei per trovare i più belli, i più profumati, quelli che mi renderebbero una donna felice.
E magari lo sarei davvero una donna felice, per sempre.
E chi verrebbe congelato nell'amore? Amerebbe per sempre, e chi nell'odio, odierebbe per sempre, bisognerebbe davvero essere fortunati per trovare un'emozione che varrebbe la pena vivere per sempre.
Per questo adoro la flessibilità dei sentimenti.
Ovvero, se si fermasse oggi, in questo preciso istante, congelerebbe la mia voglia di vellutata di pomodoro e la mia vita si trasformerebbe nella continua ricerca di pomodori freschi da frullare,andrei alla ricerca dei campi migliori, del clima migliore, del rosso più intenso.
Probabilmente me ne andrei a vivere a pachino, comprerei un furgoncino per organizzare il lavoro a cottimo dei miei raccoglitori di pachino, che non venderei a nessuno, ma che terrei tutti per me.
Personbalmente li selezionerei per trovare i più belli, i più profumati, quelli che mi renderebbero una donna felice.
E magari lo sarei davvero una donna felice, per sempre.
E chi verrebbe congelato nell'amore? Amerebbe per sempre, e chi nell'odio, odierebbe per sempre, bisognerebbe davvero essere fortunati per trovare un'emozione che varrebbe la pena vivere per sempre.
Per questo adoro la flessibilità dei sentimenti.
mercoledì 10 novembre 2010
100° post
Oggi festeggio il mio centesimo post (almeno così dice blogger)
Un argomento che ogni mattina, all'uscita della metropolitana di Piazza Missori, mi riprometto di proporvi è relativo a un certo odore nauseabondo proveniente dalle donne che mi accompagnano nel viaggio mattutino verso il sudato posto di lavoro.
Si tratta di questo:
all'entrata del vagone della metropolitana vengo investita dall'odore di vaniglia misto all'acido dell'aceto di mele, delle creme anticellulite.
L'odore è tipico perchè anch io, una tantum, ho avuto modo di assaporarne l'acre puzzo.
E' davvero penetrante e non capisco come mai resti così vivo anche al di sotto dei vestiti, si fa strada aggressivo verso l'esterno aggredendo i setti nasali degli astanti. Dovrebbero proibirla o perlomeno renderne l'odore meno fastidioso, Moratti ci pensi tu?
Un argomento che ogni mattina, all'uscita della metropolitana di Piazza Missori, mi riprometto di proporvi è relativo a un certo odore nauseabondo proveniente dalle donne che mi accompagnano nel viaggio mattutino verso il sudato posto di lavoro.
Si tratta di questo:
all'entrata del vagone della metropolitana vengo investita dall'odore di vaniglia misto all'acido dell'aceto di mele, delle creme anticellulite.
L'odore è tipico perchè anch io, una tantum, ho avuto modo di assaporarne l'acre puzzo.
E' davvero penetrante e non capisco come mai resti così vivo anche al di sotto dei vestiti, si fa strada aggressivo verso l'esterno aggredendo i setti nasali degli astanti. Dovrebbero proibirla o perlomeno renderne l'odore meno fastidioso, Moratti ci pensi tu?
venerdì 29 ottobre 2010
Passeggeri rigidi
"scusi il 53... lato finestrino, non vorrei dire ma è il mio posto..."
Cosa succede a questo punto? Succede che tolgo le cuffiette dalle orecchie sperando di aver sentito male, smetto di cantare e presa da un fastidioso sconcerto, chiedo con la poca educazione che mi resta:
"Prego?.."
"dicevo che il 53 lato finestrino è mio, guardi qui..." lo dice mostrandoti il pezzo di carta con il numero ben impresso nero su bianco.
A questo punto, con il muso contorto dal fastiodo, mi giro a destra, poi a sinistra, mi sporgo prima avanti e poi indietro... è tutto come avevo lasciato mezz'ora fa: nel vagone non c'è nessuno, ma proprio nessuno, ci siamo solo io e te, caro signore dalla forfora fluente.
Ma allora, perchè caro signore puzzone viene a disturbare la mia perfomance canora, a violentare i miei futili pensieri da finestrino, a inibire le mi posizioni sportive?
Perchè signore non scende alla prima stazione utile e corre a comprarsi un bel deodorante "24 ore di durata"?
Caro Signore, perchè non si va a cercare una moglie giudiziosa che le stiri le camice e che si preoccupi di comprarle lo shampo antiforfora nel supermercato vicino casa?
Caro signore potrebbe fare davvero tantissime cose interessanti, a lei molto più utili, invece di romprere le palle a me, con il suo biglietto in mano che fa pendolare davanti al mio naso come fossero un paio di manette pronte a bloccare i miei polsi per portarmi dietro le sbarre a scontare la mia disubbidienza.
Io caro signore la odio.
Odio la gente come lei, se potessi vi legherei a vostri posti assegnati con le catene, non vi farei mai più alzare.
Caro signore, ti farei stare per sempre seduto al tuo posto 53 lato finestrino a morire lentamente di piaghe di decupito.
Odio la gente rigida, rigida come i pali della luce, che si attiene alle regole senza chiedersi chi e perchè fa le regole e a chi servono le regole ecc....
"Certo signore le lascio subito il posto...Ahh però se sente che è un pò bagnaticcio, non si preoccupi, è solo qualche goccia di pipì, sa il bagno è rotto...Comunque prego, il tempo di raccogliere le mie cose..."
Cosa succede a questo punto? Succede che tolgo le cuffiette dalle orecchie sperando di aver sentito male, smetto di cantare e presa da un fastidioso sconcerto, chiedo con la poca educazione che mi resta:
"Prego?.."
"dicevo che il 53 lato finestrino è mio, guardi qui..." lo dice mostrandoti il pezzo di carta con il numero ben impresso nero su bianco.
A questo punto, con il muso contorto dal fastiodo, mi giro a destra, poi a sinistra, mi sporgo prima avanti e poi indietro... è tutto come avevo lasciato mezz'ora fa: nel vagone non c'è nessuno, ma proprio nessuno, ci siamo solo io e te, caro signore dalla forfora fluente.
Ma allora, perchè caro signore puzzone viene a disturbare la mia perfomance canora, a violentare i miei futili pensieri da finestrino, a inibire le mi posizioni sportive?
Perchè signore non scende alla prima stazione utile e corre a comprarsi un bel deodorante "24 ore di durata"?
Caro Signore, perchè non si va a cercare una moglie giudiziosa che le stiri le camice e che si preoccupi di comprarle lo shampo antiforfora nel supermercato vicino casa?
Caro signore potrebbe fare davvero tantissime cose interessanti, a lei molto più utili, invece di romprere le palle a me, con il suo biglietto in mano che fa pendolare davanti al mio naso come fossero un paio di manette pronte a bloccare i miei polsi per portarmi dietro le sbarre a scontare la mia disubbidienza.
Io caro signore la odio.
Odio la gente come lei, se potessi vi legherei a vostri posti assegnati con le catene, non vi farei mai più alzare.
Caro signore, ti farei stare per sempre seduto al tuo posto 53 lato finestrino a morire lentamente di piaghe di decupito.
Odio la gente rigida, rigida come i pali della luce, che si attiene alle regole senza chiedersi chi e perchè fa le regole e a chi servono le regole ecc....
"Certo signore le lascio subito il posto...Ahh però se sente che è un pò bagnaticcio, non si preoccupi, è solo qualche goccia di pipì, sa il bagno è rotto...Comunque prego, il tempo di raccogliere le mie cose..."
venerdì 1 ottobre 2010
Sgrassatore universale
Oggi ho letto su YAHOO che dentro la testiera del pc si annidano dei batteri pericolosissimi per la salute umana, più della tazza del gabinetto e dello spazzolino che utilizziamo per pulirla.
Questa cosa è riuscita a farmi schifo, a me, che di solito non mi fa schifo quasi niente e allora ho preso lo sgrassatore universale e l ho spruzzato dentro la testiera, davanti agli sguardi increduli dei miei colleghi.
Per 5 minuti la testiera non ha più funzionato poi ha ricominciato a funzionare a singhiozzo e ora va che è una meraviglia.
Tutto questo meta-racconto è per introdurvi il vero argomento della mia postata.
Lo sgrassatore universale.
Già il nome mi sembra un pò presuntuoso, mi ricorda i titoli che ci si dava da bambini, tipo: "io sono campionessa mondiale di nascondino" oppure "sono campionessa universale di pallavolo" ecc...
Universale perchè? Perchè è campione universale di sgrassamento? perchè sgrassa tutto, ma proprio tutto ciò che esiste nell'universo?
Comunque, fatto sta, che la sua puzza mi ricorda uno dei momenti più bui della mia corriera, quando per racimolare qualche carta da cinquanta mila lire, tutti i venerdì pomeriggi alle 4 mi chiudevo (insieme a un' altra amica di stracci e canovacci)tra le mura di una pizzeria in compagnia di maniaci travestiti da camerieri e cafoni travestiti da proprietari.
Alle 4, prima che gli astanti ingrassassero i portafogli dei cafoni-propietari, iniziavano le assegnazioni dei lavori che si dividevano tra piano di sopra e piano di sotto. Al piano di sotto c'erano i temutissimi cessi e al piano di sopra l'altrettanto temutissima sistemazione della sala.
Il primo giorno di lavoro uno dei capi camerieri (maniaco di professione) mi accompagnò sotto e li mi spiegò, con dovizia di particolari, come si lava un cesso, sottolineando, con un sorriso sporco come il cesso che mi stava davanti e che non dimenticherò mai più, che il cesso va lavato sopratutto dentro e non soltanto "de fora".
Dopo quel primo giorno, al secondo giorno lo stesso cameriere dal sorriso sporco, mentre mi indaffaravo a lustrare i pavimenti mi disse "la prova l hai passata, dalla prossima settimana puoi venì ogni venerdi e sabato, brava".
Lo disse come se mi stesse proclamando dottoressa in cessologia, con la stessa serietà di una commissione di laurea, come se la scelta era stata oggetto di chissà che ardite discussioni sull'effettivo merito del titolo.
Da quel giorno però capiì che per starci il più lontano possibile l'unica cosa era immolarmi alla pulitura dei bagni, dove peraltro avevo imparato a starci più del tempo necessario, potendo nel frattempo cantare, ballare e pensare senza essere disturbata da nessuno.
Però tutto questo era da fare tra una spruzzata di sgrassatore universale euna passata di pezza gialla e quel suo orripilante puzzo mi si è stampato nelle narci e nelle celle della memoria e ogni qualvola ne sento l'odore vado con la mente ai cessi della pizzeria e al maniaco cameriere.
Perciò ora esco e mi prendo una boccata d'aria perchè se continuo a scrivere questa tastiera che puzza di sgrassatore universale vomito all'istante.
Questa cosa è riuscita a farmi schifo, a me, che di solito non mi fa schifo quasi niente e allora ho preso lo sgrassatore universale e l ho spruzzato dentro la testiera, davanti agli sguardi increduli dei miei colleghi.
Per 5 minuti la testiera non ha più funzionato poi ha ricominciato a funzionare a singhiozzo e ora va che è una meraviglia.
Tutto questo meta-racconto è per introdurvi il vero argomento della mia postata.
Lo sgrassatore universale.
Già il nome mi sembra un pò presuntuoso, mi ricorda i titoli che ci si dava da bambini, tipo: "io sono campionessa mondiale di nascondino" oppure "sono campionessa universale di pallavolo" ecc...
Universale perchè? Perchè è campione universale di sgrassamento? perchè sgrassa tutto, ma proprio tutto ciò che esiste nell'universo?
Comunque, fatto sta, che la sua puzza mi ricorda uno dei momenti più bui della mia corriera, quando per racimolare qualche carta da cinquanta mila lire, tutti i venerdì pomeriggi alle 4 mi chiudevo (insieme a un' altra amica di stracci e canovacci)tra le mura di una pizzeria in compagnia di maniaci travestiti da camerieri e cafoni travestiti da proprietari.
Alle 4, prima che gli astanti ingrassassero i portafogli dei cafoni-propietari, iniziavano le assegnazioni dei lavori che si dividevano tra piano di sopra e piano di sotto. Al piano di sotto c'erano i temutissimi cessi e al piano di sopra l'altrettanto temutissima sistemazione della sala.
Il primo giorno di lavoro uno dei capi camerieri (maniaco di professione) mi accompagnò sotto e li mi spiegò, con dovizia di particolari, come si lava un cesso, sottolineando, con un sorriso sporco come il cesso che mi stava davanti e che non dimenticherò mai più, che il cesso va lavato sopratutto dentro e non soltanto "de fora".
Dopo quel primo giorno, al secondo giorno lo stesso cameriere dal sorriso sporco, mentre mi indaffaravo a lustrare i pavimenti mi disse "la prova l hai passata, dalla prossima settimana puoi venì ogni venerdi e sabato, brava".
Lo disse come se mi stesse proclamando dottoressa in cessologia, con la stessa serietà di una commissione di laurea, come se la scelta era stata oggetto di chissà che ardite discussioni sull'effettivo merito del titolo.
Da quel giorno però capiì che per starci il più lontano possibile l'unica cosa era immolarmi alla pulitura dei bagni, dove peraltro avevo imparato a starci più del tempo necessario, potendo nel frattempo cantare, ballare e pensare senza essere disturbata da nessuno.
Però tutto questo era da fare tra una spruzzata di sgrassatore universale euna passata di pezza gialla e quel suo orripilante puzzo mi si è stampato nelle narci e nelle celle della memoria e ogni qualvola ne sento l'odore vado con la mente ai cessi della pizzeria e al maniaco cameriere.
Perciò ora esco e mi prendo una boccata d'aria perchè se continuo a scrivere questa tastiera che puzza di sgrassatore universale vomito all'istante.
venerdì 2 luglio 2010
Lustri
Di nuovo luglio, di nuovo insofferenza, si ripete tutto ugualissimo, di anno in anno.
Se dovessi morire fra 40 anni continuando a fare la vita di oggi, potrei benissimo fermarmi qui, almeno la mia foto sulla tomba potrebbe sfoggiare ancora un bel sorriso a 32 denti tutti di mia proprietà e gli amici mi ricorderebbero con appellativi lusinghieri (anche solo per il fatto di essere venuta a mancare troppo giovane o comunque prima di aver fatto tutte quelle cose per cui, dicono, vale la pena arrivare a 80 anni: matrimonio, figli prima e nipoti dopo, cane, casa,pensione ecc...)
La noia è una brutta bestia sporca, si accuccia negli angoli più nascosti e non si muove da lì fino a che, qualcosa o qualcuno, non gli danno una bella pedata.
Almeno vivessi in un posto di mare tutto questo sarebbe piu sopportabile, il mare disinfetta e guarisce, lo so bene io.
Il lavoro... Tanto tempo a inseguire la stabilità e poi quando ce l'hai non sai come sbarazzartene. L'ufficio,la tua scrivania piena di briciole, i colleghi che invecchiano insieme come in una fiction, il panorama che, con il passare del tempo, si imbruttisce insieme a te, ecc...
In effetti se ci pensate, prima del lavoro, i tempi di permanenza nello stesso status e nello stesso luogo erano canonicamente, al massimo, di 5 anni:
elementari: 5 anni
medie: 3 anni
superiore: 5 anni
università: 4/5 anni
Quindi deduco che 5 anni, un lustro, sono un pò la misura massima della stazionarità, dell'immobilità, dopo 5 anni la mente fisiologicamente si affaccia verso qualcosa di nuovo e se non lo trova si affranta.
A maggio ho fatto 5 anni a Milano, 5 anni nello stesso posto di lavoro, 5 anni nella stessa zona. Esigo una novità, una piccola novità.
Per intanto ho obbligato l'ufficio a un minitrasloco interno, così, tanto per ingannare la mia mente sulla potenziale novità, chissà che non ci caschi...
Ahh l'uomo sapiens che bestia arcaica.
Se dovessi morire fra 40 anni continuando a fare la vita di oggi, potrei benissimo fermarmi qui, almeno la mia foto sulla tomba potrebbe sfoggiare ancora un bel sorriso a 32 denti tutti di mia proprietà e gli amici mi ricorderebbero con appellativi lusinghieri (anche solo per il fatto di essere venuta a mancare troppo giovane o comunque prima di aver fatto tutte quelle cose per cui, dicono, vale la pena arrivare a 80 anni: matrimonio, figli prima e nipoti dopo, cane, casa,pensione ecc...)
La noia è una brutta bestia sporca, si accuccia negli angoli più nascosti e non si muove da lì fino a che, qualcosa o qualcuno, non gli danno una bella pedata.
Almeno vivessi in un posto di mare tutto questo sarebbe piu sopportabile, il mare disinfetta e guarisce, lo so bene io.
Il lavoro... Tanto tempo a inseguire la stabilità e poi quando ce l'hai non sai come sbarazzartene. L'ufficio,la tua scrivania piena di briciole, i colleghi che invecchiano insieme come in una fiction, il panorama che, con il passare del tempo, si imbruttisce insieme a te, ecc...
In effetti se ci pensate, prima del lavoro, i tempi di permanenza nello stesso status e nello stesso luogo erano canonicamente, al massimo, di 5 anni:
elementari: 5 anni
medie: 3 anni
superiore: 5 anni
università: 4/5 anni
Quindi deduco che 5 anni, un lustro, sono un pò la misura massima della stazionarità, dell'immobilità, dopo 5 anni la mente fisiologicamente si affaccia verso qualcosa di nuovo e se non lo trova si affranta.
A maggio ho fatto 5 anni a Milano, 5 anni nello stesso posto di lavoro, 5 anni nella stessa zona. Esigo una novità, una piccola novità.
Per intanto ho obbligato l'ufficio a un minitrasloco interno, così, tanto per ingannare la mia mente sulla potenziale novità, chissà che non ci caschi...
Ahh l'uomo sapiens che bestia arcaica.
sabato 12 giugno 2010
musi (2)
Dopo gli anni della scuola, Lucia era scomparsa dalla vita di emma senza far rumore, cosi come era entrata, per poi riproporsi, come la peperonata, dieci anni dopo nell'ambito del lavoro.
C'è da dire che Emma non aveva vissuto molto bene il passaggio dalla vita di studentessa (universita, master, stage, ecc..)a quello più artificiale del "posto di lavoro".
Da piccola la inebriava l'infinità possibilità di scelta di cosa poteva diventare da grande e alla classica domanda posta distrattamente dagli adulti, lei rispondeva seria, impostando una voce da futura donna determinata e sicura
"Pecciò, se non faccio la veterinaria forse faccio la ballerina dei teatri di danza contemporanea o la giornalista o la maestra dei delfini all'acquario di Torino (pensando che genova e torino fossero la stessa cosa) ma potrei pure prendere in consderazione...ecc....".
Emma veniva interrota, di solito, a un terzo della sua relazione sul "cosa vuoi fare da grande" perchè l'adulto di turno, abituato a due generi di risposte
"il calciatore, il pompiere, l astronauta" per i maschi
"la ballerina, la maestra e la mamma" per le femmine
perdeva la bussola davanti a tante alternative, pertanto abbandonava il campo con un: " diventerai una bravissima ballerina, stai tranquilla, ora vado ad aiutare mamma, tieni, gioca con la barbie, falle fare una bella piroette..."
Emma offesa da tanta superficilità se ne andava in camera sua riflettendo su cosa c'era di sbagliato nella sua esposizione, forse la durata? Forse doveva essere più accattivante nella descrizione dei possibili mestieri??
Ok, questo per dire, che di certo tra i sogni di bambina non rientrava quello dell'assistente del notaio, cosa che invece era riuscita a diventare grazie a un destino sarcastico.
E li, nello studio del notaio Ferrari, Emma aveva incontrato nuovamente Lucia.
Lucia era l'esatto opposto di emma, se fossero state due figure geometriche sarebbero state un triangolo e una sfera, gli opposti piu opposti che esistono al mondo.
Lucia riusciva ad augurare "salute!!" ininterrottamente a tutti quelli che nello studio starnutivano, immaginatevi durante il periodo dell'influenza stagionale.
Ilsuo "salute!!" era accompagnato da un entusiasmo che non si spegneva da uno starnuto all'altro, anzi sembrava accenderesi di nuova vitalità
Il suo "Buongiorno!!" "buona settimana" "buon lunedi" "buone feste" erano la colonna sonora portante dello studio, ma da meta novembre fino a quasi meta febbraio era il "buon anno!!" a farla da padrone...
continua...
C'è da dire che Emma non aveva vissuto molto bene il passaggio dalla vita di studentessa (universita, master, stage, ecc..)a quello più artificiale del "posto di lavoro".
Da piccola la inebriava l'infinità possibilità di scelta di cosa poteva diventare da grande e alla classica domanda posta distrattamente dagli adulti, lei rispondeva seria, impostando una voce da futura donna determinata e sicura
"Pecciò, se non faccio la veterinaria forse faccio la ballerina dei teatri di danza contemporanea o la giornalista o la maestra dei delfini all'acquario di Torino (pensando che genova e torino fossero la stessa cosa) ma potrei pure prendere in consderazione...ecc....".
Emma veniva interrota, di solito, a un terzo della sua relazione sul "cosa vuoi fare da grande" perchè l'adulto di turno, abituato a due generi di risposte
"il calciatore, il pompiere, l astronauta" per i maschi
"la ballerina, la maestra e la mamma" per le femmine
perdeva la bussola davanti a tante alternative, pertanto abbandonava il campo con un: " diventerai una bravissima ballerina, stai tranquilla, ora vado ad aiutare mamma, tieni, gioca con la barbie, falle fare una bella piroette..."
Emma offesa da tanta superficilità se ne andava in camera sua riflettendo su cosa c'era di sbagliato nella sua esposizione, forse la durata? Forse doveva essere più accattivante nella descrizione dei possibili mestieri??
Ok, questo per dire, che di certo tra i sogni di bambina non rientrava quello dell'assistente del notaio, cosa che invece era riuscita a diventare grazie a un destino sarcastico.
E li, nello studio del notaio Ferrari, Emma aveva incontrato nuovamente Lucia.
Lucia era l'esatto opposto di emma, se fossero state due figure geometriche sarebbero state un triangolo e una sfera, gli opposti piu opposti che esistono al mondo.
Lucia riusciva ad augurare "salute!!" ininterrottamente a tutti quelli che nello studio starnutivano, immaginatevi durante il periodo dell'influenza stagionale.
Ilsuo "salute!!" era accompagnato da un entusiasmo che non si spegneva da uno starnuto all'altro, anzi sembrava accenderesi di nuova vitalità
Il suo "Buongiorno!!" "buona settimana" "buon lunedi" "buone feste" erano la colonna sonora portante dello studio, ma da meta novembre fino a quasi meta febbraio era il "buon anno!!" a farla da padrone...
continua...
lunedì 31 maggio 2010
musi
Lei proprio non la sopportava.
Stimava la sua stupida caparbietà a voler credere che il mondo è bello, colorato, pieno di animali da coccolare e di fidanzati a cui dare tanti bacini.
Emma la guardava attentamente, con avidità, voleva carpire il segreto dalla sua perfetta goffagine.
Durante la giornata assimilava talmente tante informazioni su di lei da ritrovarsi la sera a imitarla involontariamente, a provare soprattutto le posizioni che assumeva il suo muso, quella strana espressione con la lingua in mezzo ai denti, il labbro inferiore ritirato e quello superiore proteso in avanti, l'espressione che Emma chiamava della "lampadina" perchè compariva un attimo prima che la sua bocca, come un vecchio 45 giri, sparasse la genialata della giornata:
"ragazzi ho avuto una bella idea..." ed eccola con il suo muso a lampadina a raccontare a tutti la sua idea, della quale ci saremmo sbarazzati in fretta cercando di non ferirla troppo.
Si erano conosciute a scuola, emma e lucia, ma a scuola non si erano mai avvicinate l'una all'altra, emma era cosciente che Lucia esisteva, come era cosciente che esisteva l'edicola all'angolo della scuola, era un dato di fatto.
continua....
Stimava la sua stupida caparbietà a voler credere che il mondo è bello, colorato, pieno di animali da coccolare e di fidanzati a cui dare tanti bacini.
Emma la guardava attentamente, con avidità, voleva carpire il segreto dalla sua perfetta goffagine.
Durante la giornata assimilava talmente tante informazioni su di lei da ritrovarsi la sera a imitarla involontariamente, a provare soprattutto le posizioni che assumeva il suo muso, quella strana espressione con la lingua in mezzo ai denti, il labbro inferiore ritirato e quello superiore proteso in avanti, l'espressione che Emma chiamava della "lampadina" perchè compariva un attimo prima che la sua bocca, come un vecchio 45 giri, sparasse la genialata della giornata:
"ragazzi ho avuto una bella idea..." ed eccola con il suo muso a lampadina a raccontare a tutti la sua idea, della quale ci saremmo sbarazzati in fretta cercando di non ferirla troppo.
Si erano conosciute a scuola, emma e lucia, ma a scuola non si erano mai avvicinate l'una all'altra, emma era cosciente che Lucia esisteva, come era cosciente che esisteva l'edicola all'angolo della scuola, era un dato di fatto.
continua....
sabato 1 maggio 2010
Open the window
C'è un moscone nero e cattivo che inaugura la primavera dentro casa mia.
Se una rondine non fa primavera, un moscone si.
E' da circa mezz'ora che sbatte la sua facia 3d sul vetro della finestra e diabolicamente continua a sbagliare, prendendo ogni volta una rincorsa più lunga e veloce.
Da quanti anni esistono i mosconi?
Non saranno coetanei dei dinosauri ma forse dei coccodrilli si e dopo tutti questi anni ancora si ostinano a non capire che non tutto quello che non si vede in realtà non c'è.
Sono forse gli esseri piu testardi della terra, pronti a sacrificare la propria vita pur di dimostrare che "se non vedo niente, niente ci puo essere".
Anchre se, pensandoci bene, non è poi molto distante da quello che facciamo noi esseri umani, ognuno ha la sua finestra dove quotidianamente, mensilmente o annualmente sbatte la propria testa, nulla da fare, l'esperienza non insegna quasi mai nulla.
La mia finestra chiusa, ad esempio, è lo sport.
Ogni anno mi iscrivo in palestra ma non ci vado, ma ogni volta che succede sono convinta che la finestra questa volta si aprirà e invece no... PEM PEPEPEM, anno dopo anno.
Per non parlare delle finestre sentimentali, ognuno di noi ne ha avuta una dove la testa sbatteva senza indugio, sempre piu forte, fino a che al posto del vetro a un certo un punto ci siamo trovati davanti a una bella parete di cemento, e allora la rincorsa rallentava, e si era pronti a fare marcia indietro, voltandasi ogni tanto per essere sicuri di non aver sbagliato a guardare.
Il moscono nel frattempo ansima a terra, credo sia pronto a morire per la sua causa.
Onore al moscone.
Se una rondine non fa primavera, un moscone si.
E' da circa mezz'ora che sbatte la sua facia 3d sul vetro della finestra e diabolicamente continua a sbagliare, prendendo ogni volta una rincorsa più lunga e veloce.
Da quanti anni esistono i mosconi?
Non saranno coetanei dei dinosauri ma forse dei coccodrilli si e dopo tutti questi anni ancora si ostinano a non capire che non tutto quello che non si vede in realtà non c'è.
Sono forse gli esseri piu testardi della terra, pronti a sacrificare la propria vita pur di dimostrare che "se non vedo niente, niente ci puo essere".
Anchre se, pensandoci bene, non è poi molto distante da quello che facciamo noi esseri umani, ognuno ha la sua finestra dove quotidianamente, mensilmente o annualmente sbatte la propria testa, nulla da fare, l'esperienza non insegna quasi mai nulla.
La mia finestra chiusa, ad esempio, è lo sport.
Ogni anno mi iscrivo in palestra ma non ci vado, ma ogni volta che succede sono convinta che la finestra questa volta si aprirà e invece no... PEM PEPEPEM, anno dopo anno.
Per non parlare delle finestre sentimentali, ognuno di noi ne ha avuta una dove la testa sbatteva senza indugio, sempre piu forte, fino a che al posto del vetro a un certo un punto ci siamo trovati davanti a una bella parete di cemento, e allora la rincorsa rallentava, e si era pronti a fare marcia indietro, voltandasi ogni tanto per essere sicuri di non aver sbagliato a guardare.
Il moscono nel frattempo ansima a terra, credo sia pronto a morire per la sua causa.
Onore al moscone.
martedì 16 marzo 2010
Freccia rossa
L'aria qua dentro è stanca e pigra
Sembra che faccia fatica a girare
Con i colleghi lo scambio di battute si ripete uguale da anni, gli argomenti, incancreniti e incarniti, segnano il passo, ma questa è un'altra storia...
Oggi mi piacerebbe raccontarvi una storia trita e ritrita( l'uomo attempato che ci prova con la ragazzina acqua, sapone e chanel) ambientata in una location molto filmografica (il treno, freccia rossa roma/milano).
Ho trascritto letteralmente frammenti di dialogo tra i due, che per comodità chiameremo GIUSEPPE lui e MARIA lei
Giuseppe: uomo passati i 50, dal forte accento milanese, dai modi sganassi, sale e pepe, 1,70 di statura, piuttosto magro, naso invadente
Maria: appena passati i 20, voce molto pipipi, capelli lunghi castani chiari, bocca ben definita, 1,70 di altezza, gigantografia di barbie
Introduzione:
Giuseppe sale sul treno, sbatte inavvertitamente la sua borsa sul mio piede penzolone, svegliandomi. Appena apro gli occhi lui prontamente esordisce così "Buongiorno!!!". IO infastidita non rispondo, lo guardo con vero disprezzo per il suo ben riuscito tentativo di darmi fastidio e mi giro dall'altro lato.
Giuseppe mi si siede quasi davanti, riesco a vederelo molto bene.
Davanti a lui si siede un signora di mezza età, bruttina, che sobriamente si concentra su "tutto sudoku".
Giuseppe si addormenta, io mi sveglio del tutto.
La signora sudoku a bologna scende, Giuseppe dorme ancora
A Bologna sale Maria sedendosi al posto di sudoku, io sono sempre piu sveglia, Giuseppe dorme ancora
Primo atto
Giuseppe si sveglia, si guarda attorno e non crede ai suoi occhi.
Si rivolge a Maria
G. "Ma... cosa è successo? Mi sono addormentato che c'era una signora di mezza età e adesso c'è lei... Ho pensato... o la signora è ringiovanita di brutto o..."
M. sorride
G. "E' salita adesso?"
M. "a Bologna"
pausa
G. guarda dal finestrino in cerca di spunti, M. guarda fissa davanti a se sapendo che sarà un viaggio impegnativo
G. "Viaggia per lavoro?"
M. "C'ho il moroso a Imola"
pausa... G. non si aspettava che la parola moroso comparisse cosi velocemente, incassa senza tentennare.
G."e fa sempre avanti indietro?"
M."si da due anni e non ho saltato mai una volta"
G. "allora al suo moroso chederà delle prestazioni extra per farsi ripagare... e lui ce la fa?"
M. "si, in effetti" (senza capire bene cosa lui intendesse...)
G. "Ma... di che segno è, se posso chiederlo"
M. sorride di nuovo "gemelli ascendente bilancia"
G. "non l'avrei detto...E che mestiere fa? Gemelli è un creativo.."
M. "l'amministrativa"
G. "ah si?... Non l'avrei mai detto, le amministrative sono quasi sempre bilancia e anche un po.. insomma...cosi cosi... be si.. in effetti sei hai l'ascendente bilancia, qualcosa di amministrativo c'è(passa distrattamente al tu)"
M. "hihi.. io sono precisa comunque"
G. " Ma si... Vi conosco voi gemelli... anche la mia tipa, anzi la mia ex, perché ci stiamo lasciando, è gemelli, ascendente gemelli ed è una rompiballe... Scusa e.. tu non sembri cosi"
pausa
G. riguarda dal finestrino, sento il rumore ferroso dei suoi neuroni che cercano nuovi argomenti palusibili...Trovato!!
G. "dove abita?" (ritorna al lei)
M. "a Mongiò"
G. "Io faccio sempre confusione, ma mangiò da quale lato è?"
M. si inerpica in difficilissime spiegazioni stradali, G. finge un interesse imbarazzante
Silenzio che dura circa tre minuti
Secondo atto
G."Lei si identifica coi film di Muccino?...Il primo come si chiama? Quello in cui Paola stella… si chiamava cosi? Non mi ricordo il nome, sai io non seguo molto..."
M. lo interrompe per la prima volta e quasi arrabiata dice: “ma perché io mi devo identificare con lei? quello era sposato.Mi posso identificare con l’altro di Muccino “scusa se ti chiamo amore”
G. "L’ultimo film come si chiama?"
M.“scusami se ti voglio sposare, ecco si, in questo mi ci identifico”
I due cinefili continuano la discussione animatamente, l'argomento sembra quello giusto, nemmeno una pausa da almeno dieci minuti.
G. rilancia" E avatar l ha visto"
M. "Si"
G. "Le è piaciuto?"
M. "Si, ma gli occhialetti mi hanno lasciato un pò di mal di testa"
G. "Be si, un po si,la fotografia te l saresti goduta meglio senza 3d"
adesso la pausa arriva inesorabile
Gli argomenti da preliminare si stanno esaurendo, G.fa girare vorticosamente i suoi neuroni che stanchi cedono all'inevitabile...
G. "Sei figlia unica?
M. "No, ho una sorella.."
G. "Piu grande di te?"
M. "Si 27"
G. “e’ carina come te?”
M "Si"
G. "Azz… "
M."E dove ce l ha il fidanzato?"
G. "No.. lui vicino a… Mangiò"
M. "L hai visto il “curioso caso di tim borton”?
G. "Si
M. "Non so cosa darei per essere il protagonista…"
G. "Be non finisce bene"
M. "Si ma ti avrei fatto il filo…" Risata di entrambi, lei compiaciuta, lui dispiaciuto
Escono dal treno inseme.
Giuseppe ci spera
Maria pensa già che quando lo racconterà alla mamma per difendersi dirà "ma Mamma!! sarà stato piu grande di papa!!!"
La storia di Giuseppe e Maria, lui troppo stanco di essere stanco e lei giovane donna bella e ingenua, non vi sembra una storia sentita gia piu di duemila anni fa?
Sembra che faccia fatica a girare
Con i colleghi lo scambio di battute si ripete uguale da anni, gli argomenti, incancreniti e incarniti, segnano il passo, ma questa è un'altra storia...
Oggi mi piacerebbe raccontarvi una storia trita e ritrita( l'uomo attempato che ci prova con la ragazzina acqua, sapone e chanel) ambientata in una location molto filmografica (il treno, freccia rossa roma/milano).
Ho trascritto letteralmente frammenti di dialogo tra i due, che per comodità chiameremo GIUSEPPE lui e MARIA lei
Giuseppe: uomo passati i 50, dal forte accento milanese, dai modi sganassi, sale e pepe, 1,70 di statura, piuttosto magro, naso invadente
Maria: appena passati i 20, voce molto pipipi, capelli lunghi castani chiari, bocca ben definita, 1,70 di altezza, gigantografia di barbie
Introduzione:
Giuseppe sale sul treno, sbatte inavvertitamente la sua borsa sul mio piede penzolone, svegliandomi. Appena apro gli occhi lui prontamente esordisce così "Buongiorno!!!". IO infastidita non rispondo, lo guardo con vero disprezzo per il suo ben riuscito tentativo di darmi fastidio e mi giro dall'altro lato.
Giuseppe mi si siede quasi davanti, riesco a vederelo molto bene.
Davanti a lui si siede un signora di mezza età, bruttina, che sobriamente si concentra su "tutto sudoku".
Giuseppe si addormenta, io mi sveglio del tutto.
La signora sudoku a bologna scende, Giuseppe dorme ancora
A Bologna sale Maria sedendosi al posto di sudoku, io sono sempre piu sveglia, Giuseppe dorme ancora
Primo atto
Giuseppe si sveglia, si guarda attorno e non crede ai suoi occhi.
Si rivolge a Maria
G. "Ma... cosa è successo? Mi sono addormentato che c'era una signora di mezza età e adesso c'è lei... Ho pensato... o la signora è ringiovanita di brutto o..."
M. sorride
G. "E' salita adesso?"
M. "a Bologna"
pausa
G. guarda dal finestrino in cerca di spunti, M. guarda fissa davanti a se sapendo che sarà un viaggio impegnativo
G. "Viaggia per lavoro?"
M. "C'ho il moroso a Imola"
pausa... G. non si aspettava che la parola moroso comparisse cosi velocemente, incassa senza tentennare.
G."e fa sempre avanti indietro?"
M."si da due anni e non ho saltato mai una volta"
G. "allora al suo moroso chederà delle prestazioni extra per farsi ripagare... e lui ce la fa?"
M. "si, in effetti" (senza capire bene cosa lui intendesse...)
G. "Ma... di che segno è, se posso chiederlo"
M. sorride di nuovo "gemelli ascendente bilancia"
G. "non l'avrei detto...E che mestiere fa? Gemelli è un creativo.."
M. "l'amministrativa"
G. "ah si?... Non l'avrei mai detto, le amministrative sono quasi sempre bilancia e anche un po.. insomma...cosi cosi... be si.. in effetti sei hai l'ascendente bilancia, qualcosa di amministrativo c'è(passa distrattamente al tu)"
M. "hihi.. io sono precisa comunque"
G. " Ma si... Vi conosco voi gemelli... anche la mia tipa, anzi la mia ex, perché ci stiamo lasciando, è gemelli, ascendente gemelli ed è una rompiballe... Scusa e.. tu non sembri cosi"
pausa
G. riguarda dal finestrino, sento il rumore ferroso dei suoi neuroni che cercano nuovi argomenti palusibili...Trovato!!
G. "dove abita?" (ritorna al lei)
M. "a Mongiò"
G. "Io faccio sempre confusione, ma mangiò da quale lato è?"
M. si inerpica in difficilissime spiegazioni stradali, G. finge un interesse imbarazzante
Silenzio che dura circa tre minuti
Secondo atto
G."Lei si identifica coi film di Muccino?...Il primo come si chiama? Quello in cui Paola stella… si chiamava cosi? Non mi ricordo il nome, sai io non seguo molto..."
M. lo interrompe per la prima volta e quasi arrabiata dice: “ma perché io mi devo identificare con lei? quello era sposato.Mi posso identificare con l’altro di Muccino “scusa se ti chiamo amore”
G. "L’ultimo film come si chiama?"
M.“scusami se ti voglio sposare, ecco si, in questo mi ci identifico”
I due cinefili continuano la discussione animatamente, l'argomento sembra quello giusto, nemmeno una pausa da almeno dieci minuti.
G. rilancia" E avatar l ha visto"
M. "Si"
G. "Le è piaciuto?"
M. "Si, ma gli occhialetti mi hanno lasciato un pò di mal di testa"
G. "Be si, un po si,la fotografia te l saresti goduta meglio senza 3d"
adesso la pausa arriva inesorabile
Gli argomenti da preliminare si stanno esaurendo, G.fa girare vorticosamente i suoi neuroni che stanchi cedono all'inevitabile...
G. "Sei figlia unica?
M. "No, ho una sorella.."
G. "Piu grande di te?"
M. "Si 27"
G. “e’ carina come te?”
M "Si"
G. "Azz… "
M."E dove ce l ha il fidanzato?"
G. "No.. lui vicino a… Mangiò"
M. "L hai visto il “curioso caso di tim borton”?
G. "Si
M. "Non so cosa darei per essere il protagonista…"
G. "Be non finisce bene"
M. "Si ma ti avrei fatto il filo…" Risata di entrambi, lei compiaciuta, lui dispiaciuto
Escono dal treno inseme.
Giuseppe ci spera
Maria pensa già che quando lo racconterà alla mamma per difendersi dirà "ma Mamma!! sarà stato piu grande di papa!!!"
La storia di Giuseppe e Maria, lui troppo stanco di essere stanco e lei giovane donna bella e ingenua, non vi sembra una storia sentita gia piu di duemila anni fa?
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